Quella di Alexandria Ocasio-Cortez è stata la sfida per la Camera più costosa d’America, ma alla fine per la deputata di New York è arrivata una facile — e scontata — vittoria. Quando lo spoglio si avvia alla conclusione ha ottenuto il 68,8% delle preferenze, e a gennaio comincerà il suo secondo mandato in Congresso, dove è entrata nel 2019 a 29 anni, diventando la donna più giovane ad essere mai eletta nel parlamento americano. Ocasio-Cortez ha festeggiato la vittoria su Twitter, appellandosi alla «sorellanza» che la lega alle altre deputate della «Squad» — tutte invise a Trump, e rielette: Ayanna Pressley in Massachusetts, Rashida Tlaib in Michigan e Ilhan Omar in Minnesota — e non risparmiando una stoccata al partito. «Non commenterò sul risultato di stanotte, perché sono ancora in evoluzione. Dico solo che abbiamo suonato a lungo l’allarme sulla vulnerabilità dei democratici con gli ispanici: non siamo riusciti a fare lo sforzo necessario», ha scritto, riferendosi allo scivolone di Joe Biden con gli ispanici, in particolari i cubani-americani della contea di Miami-Dade, che gli si sono costati — non solo loro — la Florida.

In queste elezioni Ocasio-Cortez aveva due sfidanti: il repubblicano John Cummings e l’indipendente Michelle Caruso-Cabrera, che dopo aver perso le primarie democratiche aveva provato la carta del terzo partito correndo con il Serve America Movement. Durante la campagna elettorale i tre candidati in gara hanno raccolto in totale 31 milioni di dollari e ne hanno spesi 26, che non sono bastati a far cambiare colore al 14esimo distretto di New York, solidamente democratico, che rappresenta parte del Bronx e del Queens. Da un lato c’era la giovane stella del partito democratico, l’ormai 31enne Ocasio-Cortez appunto, che aveva raccolto oltre 17 milioni; dall’altro uno sconosciuto insegnante delle scuole cattoliche ed ex poliziotto, il sessantenne Cummings, che aveva messo insieme quasi 10 milioni — arrivati soprattutto da fuori dello Stato — soltanto perché correva contro un simbolo dell’America liberal. La terza candidata, Michelle Caruso-Cabrera aveva ricevuto 3,3 milioni.

I dollari investiti da Cummings non hanno fatto la differenza, ma in questo caso raccontano un’altra storia, che ha a che fare con la profonda polarizzazione politica di questi tempi: i candidati repubblicani riescono a raccogliere grandi somme di denaro basandosi semplicemente sul risentimento nei confronti della giovane stella liberal. «Vi posso assicurare che il 75% di coloro che hanno donato a Cummings non sa nulla di lui», aveva spiegato al New York Times Tom Doherty, stratega repubblicano. «Anche io di lui so soltanto che corre contro AOC: le persone che donano lo fanno contro di lei».

E così, per riuscire nell’impresa impossibile, Cummings ha speso milioni in spot digitali e televisivi, dipingendo la rivale come «un’outsider» che ha studiato nella contea di Westchester e presentandosi come un vero uomo del Queens. «Ha fatto un grande lavoro per crearsi un personaggio nazionale, ma si è dimenticata del suo distretto», ha spiegato in un’intervista il candidato repubblicano, che è un sostenitore del presidente Donald Trump. «Non è una campagna che vinceremo, ma ci dice a che punto siamo nella politica americana», ha spiegato sempre Doherty al quotidiano newyorkese.

Corriere della Sera, 4 novembre 2020

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