Non lo sappiamo ancora. La strada che porterebbe sia Donald Trump che Joe Biden alla Casa Bianca passa per Michigan, Wisconsin e Pennsylvania, i tre Stati che già quattro anni fa assegnarono la vittoria al presidente. In tutti e tre Donald Trump aveva un ampio vantaggio, ma in Wisconsin e in Michigan Biden ha recuperato (qui trovate gli aggiornamenti in diretta) e ora conduce.
Per diventare presidente Biden ha bisogno di conquistarne due: con Michigan e Wisconsin, e portando a casa anche il Nevada (altro stato in bilico, nel 2016 conquistato da Hillary Clinton), Biden arriverebbe ai fatidici 270 grandi elettori necessari per diventare presidente. Ma gli analisti sono estremamente calmi. Alla conta, infatti, mancano soprattutto i voti per corrispondenza, usati in grande maggioranza dai democratici. Cosa può succedere?

• In Pennsylvania, il presidente Trump ha un margine di circa 590 mila voti e ha dichiarato vittoria in anticipo: il presidente ha ottenuto finora 2,97 milioni di voti, Biden 2,387 milioni. Siamo però ancora al 76% dello spoglio, e il governatore democratico Tom Wolf ha affermato che resta oltre un milione di preferenze espresse per corrispondenza da conteggiare. In realtà, secondo il sito U.S. Elections Project, sarebbero state restituite 2,5 milioni di schede postali, e finora — osservando i dati del New York Times — ne risultano conteggiate 785 mila, provenienti da 19 delle 67 contee: Biden ha ottenuto 616 mila voti dagli absentee ballot, il 78,4%. A mancare sarebbero dunque 1,7 milioni di schede postali. Molte contee della Pennsylvania sono poi indietro nel conteggio, repubblicane e democratiche, ma quella più in ritardo è Philadelphia, dove lo spoglio è al 56%, Biden ha ottenuto 350 mila voti e Trump 105 mila. In totale, quindi, Biden potrebbe contare ancora su una larga maggioranza degli 1,7 milioni di voti per corrispondenza mancanti e degli altri 400 mila voti in arrivo dalla contea di Philadelphia.

• In Michigan, lo spoglio è arrivato al 90% e Biden ha effettuato il sorpasso su Trump: 2,515 milioni di voti contro 2,506 milioni. All’appello mancano ancora molti voti postali: finora sono stati conteggiati soltanto quelli di 13 contee su 83, che hanno dato portato a Biden 904 mila voti su 1,317 milioni, il 68,7%del totale. Secondo il sito U.S. Elections Project, però, sono state riconsegnate 2,8 milioni di schede per il voto anticipato: ne mancherebbero quindi quasi 1 milione e mezzo. Devono arrivare poi oltre metà dei voti espressi nella contea di Wayne, quella popolosa e democratica di cui fa parte Detroit, da cui si aspettano ancora oltre 300 mila schede e dove Biden ha un vantaggio di 220 mila voti: 414 mila a 194 mila.

• In Wisconsin, dove ha inseguito per gran parte della notte, Biden ha improvvisamente ribaltato la situazione attorno alle 10.30 del mattino italiano grazie alle schede della contea di Milwaukee. Ora, quando lo spoglio è arrivato al 97%, conduce di 21 mila voti, lo 0,7%: 1,63 milioni contro gli 1,60 milioni di Trump. A differenza degli altri Stati, in Wisconsin, come spiega il New York Times, il voto postale non è necessariamente segnalato a parte e non si hanno dati esatti.

Questi tre Stati, quindi, possono ancora cambiare la corsa. Ma quando sapremo i risultati finali? Il Wisconsin dovrebbe dare i dati definitivi nel pomeriggio americano, mentre Pennsylvania e Michigan sono ancora incerti.

È un risultato inatteso?

No, non lo è — almeno in parte.

I motivi sono due. Primo: un numero esorbitante di voti — quasi 102 milioni — sono stati espressi prima dell’election day, e molti di essi sono arrivati per posta: e il conteggio dei voti espressi per posta è molto laborioso, e diverso da Stato a Stato (lo dicevamo qui).

Secondo: è vero che le previsioni sono opposte a quelle che in molti si aspettavano: Donald Trump è molto meno lontano dalla vittoria di quanto si pensasse prima del voto — una situazione che i sondaggi avevano immaginato per Joe Biden, dato in vantaggio, sia pur lieve, in molti stati chiave.

Ma è anche vero che lo scenario definito «miraggio rosso» — una apparente vittoria di Trump la notte delle elezioni, seguita da una autoproclamazione, magari smentita poi dall’esito del voto postale — era stato teorizzato, e molto temuto (ne avevamo parlato qui).

Corriere della Sera, 4 novembre 2020

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