L’unico risultato certo di queste presidenziali, per ora, è che il coronavirus non ha smussato i confini della netta divisione politica che attanaglia gli Stati Uniti. L’America ieri ha stabilito il nuovo record mondiale di contagi, con 120 mila nuovi casi in un solo giorno (e oltre mille vittime), eppure resta divisa in due Paesi, che vedono la realtà in modo opposto: i democratici credono che Trump abbia fallito nella gestione della pandemia, i repubblicani che l’abbia tenuta sotto controllo.

L’immagine più nitida di questa spaccatura è stata scattata da un’analisi dell’Associated Press: Donald Trump ha vinto il 93% delle 376 contee che hanno registrato il maggior numero di nuovi contagi pro capite. Gran parte, spiega l’Ap, sono in aree rurali del Montana, dei due Dakota, del Nebraska, del Kansas, dell’Iowa e del Wisconsin: contee dove mascherine e distanziamento non vanno di moda, e i focolai sono esplosi con forza. In queste zone il voto non è stato un referendum sulla gestione della pandemia, quanto un rifiuto di nuovi lockdown e misure di sicurezza.

«In queste elezioni, la questione più importante in gioco è la libertà», ha chiarito la 25enne repubblicana Michaela Lane, dopo aver votato in anticipo in un seggio di Phoenix, Arizona. Per questo, almeno ora che le elezioni sono finite, i funzionari sanitari dei singoli Stati stanno valutando di «resettare» il messaggio. «Dobbiamo arrivare a una gestione meno carica di significato politico, meno divisiva», ha spiegato all’Ap il dottor Marcus Plescia, dell’Associazione dei funzionari sanitari statali e territoriali.

Corriere della Sera, 6 novembre 2020 (newsletter AmericaCina)

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