Quest’anno nella (vera) campagna elettorale americana ha fatto irruzione Borat Sagdiyev, meglio noto come Borat, il (finto) giornalista kazako interpretato dal comico britannico Sasha Baron Cohen che avevamo lasciato nel 2006, quando venne inviato negli Stati Uniti per effettuare uno Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan. Questo era il titolo del “mocumentario”, un (finto) documentario in cui Borat si innamorava della (vera) Pamela Anderson e faceva di tutto per conquistarla: saltando da Baywatch alle chiese pentecostali, il (finto) giornalista kazako attraversava inconsapevole gli stereotipi del Paese, rendendoli naturalmente grotteschi.

Borat non poteva che tornare in America nel 2020, in mezzo a una pandemia e alla campagna elettorale più folle della storia moderna. In Borat – Seguito di film cinema: Consegna di portentosa bustarella a regime americano per beneficio di fu gloriosa nazione di Kazakistan, uscito il 23 ottobre su Amazon Prime, il (finto) inviato Sagdiyev ancora una volta si scontra con la (vera) America, stavolta insieme alla figlia Tutar. L’improbabile duo prima incastra il (vero) Rudy Giuliani, consigliere del presidente Donald Trump, poi si intrufola alla (vera) Casa Bianca: due scene che hanno fatto rumore a due settimane dal voto.

Nella prima sequenza l’avvenente Tutar, (finta) giornalista di una rete televisiva di destra, invita nella sua camera d’albergo per un drink il (vero) ex sindaco di New York. Quando la donna — l’attrice Maria Bakalova, 24 anni — gli sfila il microfono, Giuliani si stende sul letto e si infila le mani nei pantaloni, ma viene interrotto dallo stesso Borat. “Ha 15 anni, è troppo vecchia per te”, gli dice il (finto) reporter kazako entrando nella stanza.

«Quando ho tolto il microfono è uscita la camicia. Allora mi sono steso per rimetterla nei pantaloni, e loro hanno potuto filmare quell’immagine. Non stavo facendo altro», si è difeso Giuliani, aggiungendo di aver pregato con la (finta) giornalista che gli aveva confidato problemi personali.

Nell’altra scena, la (finta) giornalista viene accompagnata all’interno della Casa Bianca da una (vera) collega – Chanel Rion, della rete di destra One American Network – senza passare attraverso i controlli di sicurezza. «Non sono un fan di Sacha Baron Cohen, anni fa aveva tentato di raggirarmi, è un impostore, non lo trovo divertente, per me è un verme», ha reagito il (vero) presidente, mentre Borat ha continuato a prenderlo in giro: «Trump sta molto attento a chi fa entrare in casa sua», ha scritto il (finto) giornalista kazako su Twitter. E ha aggiunto: «Non era necessario il test per il Covid: dammi il cinque».

Sette, 13 novembre 2020 (pagina 21)

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