New York ha deciso di chiudere le scuole a partire da giovedì 19 novembre. Già nel weekend Bill de Blasio — il primo sindaco di una grande città americana a riaprirle, a fine settembre — aveva invitato i cittadini a prepararsi nuovamente alla didattica a distanza, visto che l’indice di positività medio settimanale si stava avvicinando al 3%, la soglia massima stabilità in estate dalle autorità sanitarie per tenere aperte le classi e che per giorni ha tenuto appesi insegnanti, studenti e genitori. Alla fine, la soglia è stata superata mercoledì e il distretto scolastico più grande del Paese — 1,1 milioni di studenti e 1.800 scuole — è stato costretto a chiudere dopo appena 8 settimane. «Oggi è un giorno difficile, ma è una situazione temporanea», ha commentato mercoledì il primo cittadino in conferenza stampa. «Le nostre scuole torneranno», ha aggiunto, specificando però che ci vorrà almeno un mese.

In estate la città aveva contenuto il livello di contagio, tuttora piuttosto basso rispetto alle regioni più colpite del Midwest, ma nelle ultime settimane non è riuscita a fermare la ripresa della pandemia. L’aumento dei casi non era dovuto alla riapertura delle scuole, ma da giorni si temeva che l’indice di positività avrebbe superato il 3%, con il terrore dei genitori che per otto mesi avevano sperato nella riapertura delle scuole e che mercoledì — in poche ore — hanno dovuto cercare una soluzione per poter andare al lavoro il giorno successivo. A pagare le conseguenze saranno soprattutto le fasce più povere della popolazione: sono circa 114 mila gli homeless student, i ragazzi che soltanto a scuola ricevono pasti e servizi sanitari.

Come scrive il New York Times, la chiusura delle scuole indica che la seconda ondata della pandemia è davvero arrivata a New York — che a marzo era stata uno degli epicentri globali — e che la città ora entra in una nuova fase della battaglia. Il ritorno in classe degli studenti era stato un «lampo di normalità in un periodo buio», ha scritto il quotidiano newyorkese: i ristoranti e le palestre operano a capienza ridotta da un paio di mesi, ma i teatri sono ancora chiusi e gli uffici vuoti e i mezzi di trasporto pubblico rischiano un taglio drastico se non dovessero arrivare aiuti federali.

Corriere della Sera, 19 novembre 2020

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