Non sarà facile per Ivanka Trump e Jared Kushner tornare a New York. Prima di partire per la Casa Bianca, la figlia prediletta del presidente e il genero-consigliere avevano un’intensa vita sociale che si intrecciava con i circoli progressisti di Manhattan, il mondo dell’arte e la passerella del Met Gala, l’evento di raccolta fondi del Metropolitan Museum che è considerato «il gioiello della corona sociale» di New York e dove, nel 2018, Rihanna si presentò vestita da Papa. Quattro anni di amministrazione Trump, però, hanno scavato un fossato profondo fra il mondo di prima e quello che i Kushner troveranno una volta rientrati a casa, nel loro appartamento al Trump Park Avenue. «Ci saranno sempre feste a cui saranno invitati, ma saranno loro l’intrattenimento», ha raccontato l’informatissima Emily Jane Fox, autrice nel 2018 del libro Born Trump, in un articolo ricco di voci anonime pubblicato su Vanity Fair.

«Saranno i benvenuti fra le persone consapevoli che i Trump sono il massimo del potere a cui potranno arrivare», le ha spiegato un’ex amica della coppia. «Chiunque abbia però rispetto di sé, una carriera, una morale, un rispetto per la democrazia o non vuole vergognarsi — in pubblico o in privato – dei propri amici si terrà alla larga». Come Lysandra Ohrstrom, damigella d’onore al matrimonio. «Ivanka commetterebbe un grave errore a tornare a New York», ha scritto sempre sa Vanity Fair. «Mi aspetto che se ne andrà in Florida, a Palm Beach, dove vige il suprematismo bianco e le malefatte vengono perdonate se hai abbastanza soldi».

Parole spietate, come soltanto l’alta società di New York sa essere certe volte: fra i pochi a non avergli voltato le spalle finora sembrano esserci Wendy Deng Murdoch, ex moglie di Rupert, la famiglia Mugrabi, collezionisti d’arte israeliani che hanno ammassato una fortuna da 5 miliardi di dollari, l’ereditiere petrolifero Mikey Hess e la consorte, la fashion designer Misha Nonoo. Persino la cognata, la top model Karlie Kloss sposata con l’imprenditore tech (e liberal) Josh Kushner, sembra aver preso le distanze, non solo politicamente: non si è presentata neanche alla festa per il loro decimo anniversario di matrimonio, a Camp David. «Karlie è l’anti Ivanka: indipendente, si è fatta da sola, naturalmente bella e autentica», ha chiarito un’amica.

«Saranno accettati probabilmente giusto dagli immobiliaristi e dalle famiglie dell’Upper East Side e di Palm Beach che finiscono su Quest Magazine ma non contano molto», ha raccontato a Fox un ex conoscente, riferendosi a una rivista di lifestyle di Manhattan i cui lettori hanno un reddito mediano di 1,4 milioni di dollari: altissimo, ma non abbastanza. «Nessuno a New York vuole sapere niente delle torte di Sarah Sanders (ex portavoce della Casa Bianca, ndr) o delle camicie di Steve Bannon (ex stratega del presidente, ndr)».

Già tre giorni dopo la sconfitta elettorale, un articolo pubblicato su Artnet — che, dice Fox, le è arrivato via mail almeno 10 volte — ha suggerito che Ivanka Trump stia valutando un ritorno nel mondo dell’arte, che aveva frequentato con dedizione prima di trasferirsi a Washington: presenziava agli opening della galleria Gagosian, organizzava feste per la casa d’aste Sotheby’s, andava ai gala di beneficienza del Met e del Whitney e si presentava alle aste di Phillips, «con i bambini nel passeggino», per aumentare la propria collezione d’arte. Ora, dicono le fonti di Artnet, molti broker non si faranno problemi a vendere pezzi ai Kushner: in pubblico però nessuno vorrà mostrarsi troppo vicino a loro. «Un dealer mi ha detto tuttavia che non gli venderà più niente», ha spiegato l’autore dell’articolo, Nate Freeman, voce influente nel mondo dell’arte.

«È difficile immaginare che l’ex first daughter possa rientrare nella scena sociale che si opponeva così apertamente alle politiche che lei sosteneva», prosegue Freeman, spiegando che l’artista Alex Da Corte le ha chiesto ufficialmente di staccare una propria opera dal muro e che Richard Prince — famosissimo — ne ha rinnegata una che la raffigurava facendone crollare la quotazione. Già nel 2017, ricorda Freeman, il mondo dell’arte organizzò una serie di manifestazioni, campagne sui social media e performance artistiche con lo slogan «Dear Ivanka», invitandola a prendere le distanze dalla piattaforma d’odio e divisiva del padre. «Non è successo. Negli anni successivi Ivanka ha rafforzato la sua agenda ultraconservatrice», chiarisce. «E la settimana scorsa la donna che molti pensavano essere una democratica liberal si è descritta come totalmente antiabortista».

I Kushner non hanno ancora piani definiti per il futuro, racconta alla giornalista Fox una fonte vicina alla coppia. «Grazie al suo lavoro alla Casa Bianca, però, Jared Kushner ha chiuso accordi commerciali internazionali e stretto accordi di pace, è in ottimi rapporti con persone di tutto il mondo e avrà un sacco di opportunità. Potete immaginare l’entità dei suoi rapporti», prosegue la fonte, lasciando intendere quello che già sospettavano in molti: Kushner — che già nel 2004, a 23 anni, raccolse l’eredità immobiliare del padre finito in carcere e si affermo nel mondo newyorkese che lo guardava con sospetto — ha usato la propria posizione alla Casa Bianca per assicurarsi una vita più agiata dopo l’amministrazione Trump.

Corriere della Sera, 19 novembre 2020

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