L’amministrazione Trump ha avuto l’effetto di una mareggiata sul dipartimento di Stato: durante i suoi quattro anni di governo, il presidente uscente ha stracciato accordi internazionali in vigore, indebolito alleanze durature e, soprattutto, mandato a casa centinaia di funzionari di ogni ruolo e grado, spesso senza rimpiazzarli. «I posti vuoti al dipartimento di Stato aumentano i rischi per la sicurezza del Paese», scriveva a marzo dello scorso anno Foreign Policy, spiegando che Trump aveva imposto un blocco della assunzioni per un anno e mezzo che, insieme ai tagli del budget, aveva amplificato un problema cronico per il dipartimento che si occupa della politica estera americana: per mesi, in alcuni casi anni, l’amministrazione Trump ha lasciato in sospeso nomine di funzionari e ambasciatori, alterando le relazioni diplomatiche degli Stati Uniti.

Durante il suo mandato, al dipartimento di Stato sono scomparsi circa 1.500 posti di lavoro. Donald Trump ha però ottenuto notevoli successi in politica estera, in particolare con gli accordi di Abramo in Medio Oriente – e a questo proposito oggi c’è un nuovo, importante sviluppo che ci racconta Guido Olimpio – e con la svolta decisa impressa ai rapporti con la Cina. Lo ha fatto, però, a suo modo: travolgendo tutto quello che c’era prima.

A luglio, infatti, un rapporto preparato dai democratici per la commissione affari esteri del Senato parlava di «decimazione del dipartimento di Stato» e di «un’America meno presente e meno efficace» sullo scacchiere globale. Per questo le prime nomine al dipartimento di Stato del presidente eletto Joe Biden – che la commissione affari esteri l’ha diretta tre volte prima di diventare vicepresidente – assumono grande rilevanza, in particolare per l’Europa, e aiutano a immaginare le traiettorie di questa nuova amministrazione che entrerà in funzione il 20 gennaio.

Dando la notizia del prossimo segretario di Stato, Antony Blinken, di cui ci parleranno Giuseppe Sarcina da Washington e Stefano Montefiori da Parigi, il New York Times ha parlato di «un difensore delle alleanze globali»: dopo la mareggiata, quindi, per gli Stati Uniti sembra arrivato il momento di ricostruire i ponti.

Corriere della Sera, 23 novembre 2020 (newsletter AmericaCina)

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