Alla «pagina più vergognosa della storia militare australiana», come i quotidiani locali avevano definito i crimini di guerra commessi dall’esercito in Afghanistan, mancavano ancora le immagini. Le ha pubblicate oggi il Guardian Australia, e confermano le atrocità commesse dalle forze speciali australiane fra il 2007 e il 2013, quando uccisero almeno 39 civili e prigionieri di guerra, commettendo brutalità di ogni tipo: stragi, torture e soprusi ai danni di interi villaggi. Nelle immagini pubblicate dall’edizione locale del Guardian, visibili qua, si notano soldati — fra cui uno ancora in servizio — bere birra dalla gamba artificiale di un guerrigliero talebano ucciso a Kararak, in Oruzgan, nel 2009: la protesi passa di mano in mano, come fosse un boccale, all’interno del Fat Lady’s Arms, il bar non autorizzato che le truppe australiane avevano allestito all’interno della base di Tarin Kowt, capitale della provincia dell’Oruzgan, confinante a sud con quella di Kandahar. In un’altra immagine, si vedono due soldati ballare con la gamba.

Da tempo si rincorrevano voci su questo rituale, ma finora non erano mai state ritrovate immagini. Secondo i soldati, la pratica sarebbe stata non solo tollerata, ma addirittura condivisa dai superiori, che avrebbero partecipato al rito bevendo da quello che era considerato un trofeo di guerra. Le truppe non avrebbero potuto rimuovere la protesi dal campo di battaglia, invece la conservarono all’interno del Fat Lady’s Arms, usandola prima per offrire da bere ai visitatori, e poi montandola su un piedistallo insieme a una croce d’acciaio della Germania nazista. Secondo quanto ha rivelato un soldato al Guardian, la protesi avrebbe addirittura seguito la squadra dovunque si spostasse. «La protesi veniva conservata ovunque il Fat Lady’s Arms venisse allestito, e veniva occasionalmente usata per bere». Secondo il codice criminale del commonwealth, i soldati avrebbero compiuto un crimine di guerra specifico — il saccheggio, come sancito dalla sezione 268.81 — e rischierebbero una pena fino a 20 anni.

I fatti — svelati da un rapporto australiano — hanno danneggiato enormemente l’immagine dell’esercito di Canberra e del Paese intero, al punto che la Cina ha strumentalizzato lo scandalo pubblicando nei giorni scorsi una foto finta in cui un soldato australiano tiene un coltello insanguinato alla gola di un bimbo afghano con in braccio un agnello. «Non aver paura, siamo venuti a portarti la pace», si leggeva nel tweet pubblicato dal portavoce del governo di Pechino Zhao Lijian, un attacco senza precedenti che ha alzato il livello dello scontro diplomatico fra la Cina e l’Australia, le cui relazioni sono precipitate da quando Canberra ha chiesto che si aprisse un’inchiesta internazionale sull’origine e i ritardi nella comunicazione dell’epidemia di Covid-19. «La Cina dovrebbe vergognarsi per aver diffuso un’immagine così ripugnante», ha reagito il premier australiano Scott Morrison, chiedendo scuse immediate.

Corriere della Sera, 1 dicembre 2020

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