«Quelle appena concluse non sono state le elezioni più drammatiche nella storia degli Stati Uniti. Alcune sono state più complicate: ad esempio quella del 1888 nella quale Benjamin Harrison defenestrò Grover Cleveland, o quella del 1828, quando nacque il partito democratico», afferma Mauro della Porta Raffo, 76 anni, attento osservatore del sistema elettorale americano che, a partire dal 2019, ha pubblicato 2.706 articoli sul sito della Fondazione Italia Usa, di cui è presidente onorario, e prosegue ora su elezioniamericane.com: un lavoro enorme che va oltre la cronaca, ma che legge l’andamento di questo ciclo elettorale attraverso la lente della storia e della statistica. In tempi recenti, le elezioni più drammatiche sono state invece quelle del 1968, con la convention democratica di Chicago tornata d’attualità grazie al film Il processo ai Chicago 7 di Aaron Sorkin, appena uscito su Netflix. «Fu un disastro: manifestazioni, polizia fuori che picchiava la gente, la guerra del Vietnam. Ma ci fu una svolta impor-tante: si decise di rendere più democratico il sistema per la scelta dei candidati a partire dal 1972», spiega della Porta Raffo, notando come il processo di primarie e caucus sia entrato un po’ in crisi quest’anno. «Io mi picco di sapere tutto, non solo sulle elezioni americane», afferma con brio, rivelando di non aver fermato la produzione neanche quando è stato malato di Covid. «Con calma, l’andamento della campagna democratica dovrà essere esaminato. Joe Biden veniva descritto come un vecchietto, ormai battuto. Poi il 29 febbraio vince in South Carolina grazie all’appoggio del deputato Jim Clyburn. Quattro giorni dopo c’è il Super Martedì e l’establi-shment democratico riesce a fare in modo che gli altri candidati si ritirino e lo appoggino. Nel frattempo era arrivato il Covid, e quello che era considerato un poveretto, un po’ incapace, che andava tenuto da parte per evitare che dicesse sciocchezze, diventa all’improvviso un principe azzurro un po’ stagionato», spiega. «A me ricorda Warren Harding: nel 1920, dopo i due mandati di Woodrow Wilson e la Prima guerra mondiale, avrebbe vinto un repubblicano anche se avessero candidato un paracarro. Scelsero Harding, personaggio particolare, un giocatore d’azzardo, e il senatore Boies Penrose disse a quelli del partito: “Vince di sicuro, ma non mandatelo in giro a parlare. Se dice quello che pensa, rischiamo di perdere”. Come Biden, che a un certo punto è stato letteralmente isolato».

Corriere della Sera, 27 dicembre 2020 (pagina 17)

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