Nella notte della democrazia americana 4 persone hanno perso la vita, almeno 6 sono state ricoverate in ospedale e decine sono state arrestate. I primi rapporti parlavano di 68 manifestanti fermati, alcuni dei quali già comparsi in tribunale, ma il numero continua a crescere: la polizia di Washington — che ha rinvenuto molotov, ordigni esplosivi e armi da fuoco — prosegue le indagini per assicurare i ribelli alla giustizia e l’Fbi chiede aiuto per identificare i sostenitori di Trump che hanno assalito il Congresso.

Tre delle vittime — due uomini e una donna — sarebbero decedute in seguito a non meglio precisate «emergenze mediche», dopo essere state portate negli ospedali cittadini, ma le loro identità non sono state ancore rese pubbliche. La quarta è Ashli Elizabeth Babbitt, 35 anni, veterana dell’aeronautica e convinta sostenitrice di Trump e delle teorie cospirative di QAnon. È stata uccisa attorno alle 15 davanti alla porta della Camera e ai telefoni di reporter, citizen journalist e assalitori che hanno ripreso la scena: a identificarla, prima delle autorità, sono stati i familiari, che non sapevano fosse alla manifestazione ma l’hanno immediatamente riconosciuta mentre giaceva a terra avvolta in una bandiera blu con lo slogan «Make America Great Again», insanguinata ma ancora in vita.

Proprio i video diffusi sui social media hanno contribuito a chiarire la dinamica della sua morte, su cui il capo della polizia di Washington Robert Contee — spiegando che fra i feriti ci sono 30 agenti, uno dei quali ricoverato in gravi condizioni dopo essere stato colpito da un proiettile al volto — ha già annunciato un’indagine. A uccidere Babbitt — come si vede chiaramente nel video pubblicato su Twitter dall’utente Jayden X — è stato uno dagli agenti di sicurezza armati che difendevano l’aula: quando la donna, disarmata, comincia ad arrampicarsi sulla porta divelta, cercando di passare attraverso i vetri rotti dai manifestanti e superare le barricate, l’agente spara.

Babbitt cade pesantemente a terra fra le urla dei manifestanti: «Hanno sparato a una ragazza!». Dietro di lei si scorgono altri agenti con i fucili puntati ad altezza uomo: morirà poco dopo in ospedale. «L’uomo della Capitol Police che ha sparato non aveva scelta», ha spiegato a Good Morning America il deputato Markwayn Mullin, repubblicano dell’Oklahoma, che si trovava vicino all’agente al momento della tragedia. «La folla sarebbe entrata, dentro c’erano ancora parecchi deputati e membri dello staff in pericolo. È stata una scelta molto difficile».

Alle spalle missioni in Iraq e Afghanistan, Babbitt aveva passato 14 anni nell’Air Force e viveva a San Diego con il marito Aaron, sposato a maggio del 2019 e con il quale aveva avviato un’impresa di servizi e attrezzature per piscine, Fowlers Pool Service and Supply. È stato proprio il marito a identificarla al canale californiano Kusi News, spiegando di non sapere perché si fosse recata a Washington: avrebbe dovuto andare a prenderla venerdì all’aeroporto. «Era una donna meravigliosa, con un grande cuore e una mente forte», ha dichiarato al San Diego Union-Tribune l’ex marito Timothy McEntee, con cui aveva servito nell’aeronautica ed era stata sposata dal 2005 al 2019. «Amava l’America con tutto il cuore».

Amava l’America Babbitt, e su Twitter citava spesso le teorie di QAnon, il movimento che ritiene i democratici complici di una setta satanica di pedofili contro cui si batte Donald Trump: anche il 5 gennaio, il giorno prima della sua morte, la donna avvertiva che era arrivato il momento «della tempesta», la resa dei conti fra il presidente e i suoi rivali. «Nulla ci fermerà», scriveva. «Possono provarci quanto vogliono, ma la tempesta è qua e si abbatterà su Washington in meno di 24 ore. Dal buio alla luce!».

Corriere della Sera, 8 gennaio 2021 (pagina 10)

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