È morto a 87 anni il miliardario Sheldon Adelson, magnate dei casinò di Las Vegas e grande finanziatore di cause conservatrici: per decenni ha sostenuto i candidati del partito repubblicano americano e ha donato milioni di dollari allo Stato di Israele. Nato a Boston il 4 agosto 1933, figlio di un tassista ebreo nato in Lituania, Adelson ha costruito una fortuna nel settore dell’ospitalità, diventando proprietario di alberghi e casinò a Las Vegas, ma anche a Macao e Singapore: nel giorno della morte era il 38esimo uomo più ricco del mondo secondo la classifica in continuo aggiornamento di Forbes, con un patrimonio netto di 35 miliardi di dollari. Poco prima di lui, al 26esimo posto e con un patrimonio di 44,9 miliardi, c’era Charles Koch, altro grande finanziatore — insieme al fratello David, recentemente scomparso — del partito repubblicano, che recentemente si è detto pentito di aver sostenuto candidati estremisti che hanno fatto deragliare il dibattito politico negli Stati Uniti. In anni recenti, però, Adelson era stato anche in ottava e nona posizione.

Cresciuto in strada negli anni della Grande Depressione, cominciò la sua carriera venendo giornali a un incrocio: a 12 anni chiese un prestito di 200 dollari allo zio per ottenere una licenza, la sua prima impresa. A 16 anni bussò alla stessa porta chiedendone 10 mila — l’equivalente di 102 mila dollari odierni — e avviò un’azienda di distributori automatici per le caramelle. Dopo aver servito nell’esercito si inventò aziende di ogni tipo: cosmetici, spray per sghiacciare i parabrezza e, negli anni Sessanta, un tour operator che lo rese milionario. Nel 1979 fece il colpo grosso quando con tre amici fondò Comdex, che per vent’anni sarebbe stata la prima fiera tecnologica americana: dalla vendita ne ricavò 500 milioni di dollari. In tutta la sua carriera ha fondato oltre 50 imprese, ma la sua ascesa non è stata non è mai stata lineare: prima di compiere 30 anni aveva già racimolato una fortuna e perso tutto due volte, e ancora nel 2004 — quando aveva quotato il Sands, il casinò frequentato da Frank Sinatra e del Rat Pack e acquistato nel 1988 — aveva prima guadagnato un milione di dollari all’ora per due anni — notti, weekend e festività incluse — e poi, nel 2009, il suo patrimonio netto era crollato in pochi mesi da 30 miliardi di dollari ad appena 2.

Recuperò rapidamente, ancora una volta. Nel frattempo aveva trasformato nel 1999 il Sands nel Venetians Resort Hotel Casino, dopo essersi innamorato di gondole e canali — che decise di riprodurre nel deserto del Nevada prima, e poi a Macao — durante il viaggio di nozze con l’amata moglie Miriam, la seconda signora Adelson, spostata nel 1991. Quando nel 2010 la Corte Suprema americana tolse con la sentenza Citizens United il tetto alle donazioni private destinate ai candidati politici, Adelson divenne il primo finanziatore politico d’America: sostenne George W. Bush nel 2004, Newt Gingrich, Mitt Romney nel 2012 e, soprattutto, Donald Trump, di cui — a differenza dei fratelli Koch — fu il principale sponsor con 25 milioni di dollari destinati alla campagna elettorale del 2016. Dopo l’elezione, aggiunse altri 5 milioni per la cerimonia di inaugurazione del 20 gennaio 2017 quando, insieme alla moglie Miriam, sedeva a pochi metri da Donald e Melania Trump. I suoi soldi hanno contribuito in maniera decisiva a forgiare l’agenda del presidente uscente, che nel 2018 gli ha permesso di realizzare un obiettivo di lunga data: spostare l’ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme.

In Israele era stato per la prima volta nel 1988, indossando le scarpe del padre che non era mai riuscito a visitare la terra santa: si era innamorato del Paese, dove aveva comprato una casa. Sosteneva il primo ministro Benjamin Netanyahu e gli insediamenti nei territori occupati, si opponeva alla realizzazione di uno Stato palestinese ed era proprietario di alcuni media conservatori: il quotidiano Israel Hayom, che ha fondato nel 2007, il secondo giornale più letto del Paese Maariv e Makor Rishon. Nel 2015 aveva comprato in segreto anche il Las Vegas Review-Journal, portando a una rivolta della redazione che si dimise in massa: nel 2016 fu l’unico grande giornale in tutti gli Stati Uniti a offrire il proprio endorsement a Trump. Imprenditore tenace e visionario, filantropo generoso che sosteneva cliniche di riabilitazione e ricerca medica, se ne è andato a causa di un linfoma non hodgkin, con cui combatteva dal 2019. «È con dolore insopportabile — ha scritto in una dichiarazione la moglie Miriam — che annuncio la morte di mio marito Sheldon Adelson, avvenuta per le complicazioni di una lugna malattia».

Corriere della Sera, 12 gennaio 2021

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