Alla fine, dopo aver posto un ultimatum, Mitch McConnell ha ceduto. Ieri sera il leader di minoranza in Senato ha fatto marcia indietro e ha accettato la proposta democratica per mandare avanti i lavori alla Camera alta del Congresso. A separare i due schieramenti – una frattura che avrebbe ostacolato l’agenda di Biden – era la regola del “filibuster”, una procedura che garantisce alla minoranza la possibilità di bloccare le leggi: di fatto, il “filibuster” offre ai senatori dell’opposizione la possibilità di parlare all’infinito per ritardare il voto su gran parte delle leggi, a meno che non ci sia una maggioranza qualificata di 60 senatori che permetta di chiudere il dibattimento. In un Senato in perfetto equilibrio, rotto solo dal voto della vicepresidente Kamala Harris, la maggioranza qualificata di 60 voti avrebbe probabilmente ostacolato qualsiasi movimento.

McConnell e i repubblicani volevano che i democratici si impegnassero a mantenere la norma; il nuovo leader di maggioranza Chuck Schumer e i democratici – che controllano la Casa Bianca e la Camera – chiedevano invece che si passasse a una maggioranza semplice, come l’ultima volta che il Senato si trovò diviso a metà nel 2001. L’assenza di un accordo, nel frattempo, aveva creato una pericolosa situazione di stallo: il Senato era in mano ai democratici, ma le varie commissioni restavano a guida repubblicana, come nel vecchio Congresso.

L’accordo, infine, è stato raggiunto grazie a due senatori democratici: Joe Manchin della West Virginia e Kyrsten Sinema dell’Arizona, entrambi centristi ed eletti in Stati conservatori, per questo spesso vicini alle istanze dei repubblicani. “Dobbiamo unire il Paese, quindi non voglio eliminare il filibuster a nessuna condizione”, ha dichiarato ieri Manchin, che per farsi eleggere, nel 2010, mandò in onda uno sport in cui sparava col fucile a una legge ambientale “non buona per la West Virginia”, la seconda miniera di carbone d’America. “Con le loro rassicurazioni, posso accettare un accordo modellato sul precedente del 2001”, ha spiegato McConnell, trovando una scappatoia che gli ha permesso di non subire danni di immagine.

Per la misura più urgente, il piano di aiuti per la pandemia da 1.900 miliardi di dollari, i democratici non avevano bisogno dell’accordo: avrebbero potuto appellarsi alla “reconciliation”, un procedimento legislativo che permette di approvare le leggi di bilancio con una maggioranza semplice. Gran parte delle altre legislazioni, però, si sarebbero arenate sulla maggioranza qualificata di 60 voti, obbligando ogni volta il partito a trovare 10 senatori repubblicani disponibili a saltare la barricata: un ostacolo quasi invalicabile, nell’era della polarizzazione.

Corriere della Sera, 26 gennaio 2021 (newsletter AmericaCina)

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