Google non effettuerà più donazioni ai membri del Congresso che il 6 gennaio – dopo l’assalto a Capitol Hill – si sono rifiutati di certificare la vittoria di Joe Biden, votando contro. Il comitato di azione politica di Mountain View, il NetPac attraverso il quale passando i fondi di Google diretti ai parlamentari, aveva immediatamente sospeso le donazioni e ora, dopo un’attenta valutazione, ha deciso di fermare il flusso di denaro per tutto il ciclo elettorale che porta al voto di Midterm del novembre 2022.

La decisione di Google non è una novità. Nelle settimane successive ai fatti di Washington – che hanno provocato la morte di 5 persone – decine di grandi aziende avevano tagliato i fondi ai 147 repubblicani che hanno messo in dubbio il risultato elettorale: Nike ha annunciato che non li avrebbe più sostenuti; Walt Disney ha sospeso le donazioni per tutto il 2021; Walmart a tempo indefinito, e così Verizon, Citi, Marriott e decine di altre grandi aziende. Alcune, come JpMorgan Chase e Bp, hanno invece messo in pausa tutti i finanziamenti, per entrambi i partiti.

Compatta è stata la reazione di Big Tech, che ha tagliato i fondi – sempre molto generosi – destinati alla politica: Amazon ha chiuso i rubinetti per coloro che non hanno certificato il risultato elettorale; Facebook ha sospeso tutte le donazioni per il primo trimestre, e sta definendo nuove linee guida; Microsoft ha fatto altrettanto, e deciderà entro il 15 febbraio quali altre misure prendere. L’assalto al Campidoglio, dunque, ha inaugurato una nuova era nel rapporto fra aziende e politica, ma anche evidenziato come l’influenza di Big Tech non si limiti soltanto al dibattito sulla libertà di espressione, seguito all’espulsione social di Trump.

A questo proposito, però, Twitter ha espulso definitivamente un altro alleato dell’ex presidente, l’ad di MyPillow Mike Lindell, che continuava a diffondere le teorie cospirative sulle frodi elettorali care ai trumpiani: i tweet gli erano già costati un accordo di distribuzione con la catena Bed Bath & Beyond, che aveva rimosso i prodotti MyPillow dai propri negozi, e una causa da Dominion Voting Systems, l’azienda che produce il software per votare usato in una trentina di Stati e al centro delle bislacche teorie sui brogli.

Corriere della Sera, 26 gennaio 2021 (newsletter AmericaCina)

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