Le presidenziali più complicate della storia moderna sono appena terminate, ma nella metropoli più ingovernabile del Pianeta — o almeno è così che ama considerarsi — è già cominciata un’altra campagna elettorale. A New York sta per scadere il secondo mandato di Bill de Blasio, il sindaco italoamericano che in questi 7 anni al comando ha ricevuto costanti critiche bipartisan e, sulla gestione della pandemia, si è scontrato a lungo con il governatore Andrew Cuomo. La gara per la successione è partita da tempo, e conta ormai 22 concorrenti in gara, 2 che si sono già ritirati e (almeno) una che valuta ancora se scendere in campo: si vota il 2 novembre, le primarie democratiche sono il 22 giugno, e fra i contendenti ci sono ex candidati alla presidenza, manager di Wall Street, dirigenti di no profit, politici locali, costruttori, ristoratori, poliziotti, veterani, rapper ed ex bodybuilder futuristi.

È probabile che il prossimo primo cittadino esca dal nutrito blocco democratico (18 candidati, contro 3 repubblicani e un indipendente). Il più noto, almeno a livello nazionale, è Andrew Yang, 46 anni, ex sconosciuto imprenditore tecnologico e candidato alle primarie democratiche per la presidenza (che avevamo intervistato a luglio 2019), che si è fatto un nome con quello definiva un «populismo tecnocratico», una serie di idee innovative che puntavano alla regolamentazione della Silicon Valley: in particolare proponeva una sorta di reddito di cittadinanza per ogni americano da pagare con le tasse del big tech e si definiva «l’opposto di Donald Trump, un asiatico che ama la matematica». Diventato commentatore politico di Cnn, Yang (foto sopra) ha accresciuto la sua popolarità ma avrà soprattutto un problema: dovrà dimostrare di essere un vero newyorkese, visto che vive fuori città.

I suoi principali rivali saranno il presidente del quartiere di Brooklyn Eric Adams, 60 anni, ex poliziotto nero che si batteva per la riforma delle forze dell’ordine; la consigliera nera di de Blasio Maya Wiley, 57 anni, esperta di giustizia criminale che diventerebbe la prima donna a guidare la città; il city comptroller Scott Stringer, 60 anni, ex stimato presidente di Manhattan che attualmente supervisiona le finanze cittadine; Shaun Donovan, 55 anni, veterano dell’amministrazione Obama che ha lavorato anche con Michael Bloomberg; e Paperboy Prince, 28 anni, rapper di Brooklyn non binario che si è già candidato al Congresso e, oltre a proporre un reddito di cittadinanza universale, vuole abolire la polizia e cancellare gli affitti per chi non se li può permettere. C’è poi Christine Quinn, 54 anni, ex presidentessa del consiglio comunale che perse nel 2013 contro de Blasio e sta ancora valutando una secondo candidatura.

Nel ristretto campo repubblicano corrono invece Sara Tirshwell, 55 anni, ex dirigente di Wall Street che punta sull’idea che il partito democratico si sia spostato troppo a sinistra, Fernando Mateo, 63 anni, ristoratore del Bronx ed ex sindacalista nato nella Repubblica dominicana; e William Pepitone, 53 anni, ex agente di polizia che vuole combattere l’anarchia cittadina ritornando alla dura «politica delle finestre rotte» dei tempi di Rudy Giuliani, che perseguiva i crimini minori per scoraggiare i reati più gravi. Ultimo della lista, e forse stavolta davvero il meno importante, è l’indipendente Christopher Krietchman, 40 anni, ex body builder e sedicente «futurista», che vuole combattere l’avarizia e il privilegio dei maschi bianchi.

Corriere della Sera, 4 febbraio 2021

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