A un mese dall’espulsione, per Donald Trump è arrivata la squalifica a vita: Twitter ha confermato che il presidente è stato rimosso in via permanente dal social network, anche nel caso dovesse ricandidarsi. «Quando vieni rimosso dalla piattaforma, viene fatto a prescindere dalla carica che ricopri», ha spiegato mercoledì a Cnbc il chief financial officer di Twitter, Ned Segal. «I nostri regolamenti sono stilati per assicurarci che gli utenti non inneggino alla violenza: chiunque lo faccia viene espulso, e la nostra policy non permette a nessuno di tornare», ha proseguito. «Trump è stato rimosso quando era presidente, ma vale per qualsiasi funzionario pubblico».

L’account @realDonaldTrump, che aveva 88 milioni di follower, è stato sospeso dal social network dopo i fatti del 6 gennaio, quando migliaia di suoi sostenitori — incitati da una retorica incendiaria, che li invitava a «fermare il furto» delle elezioni — hanno preso d’assalto il Congresso degli Stati Uniti. Se il processo politico è in corso in questi giorni nell’aula del Senato, dove l’ex presidente è sottoposto a procedura di impeachment e i democratici lo accusano di aver premeditato l’attacco al campidoglio, la sentenza digitale era stata invece emessa già l’8 gennaio: una nota sul blog interno di Twitter spiegava che due tweet violavano la policy contro la celebrazione della violenza, e che dunque la sospensione sarebbe stata permanente.

Per molti commentatori e politici si trattava di un’azione legittima, resa necessaria dal comportamento dell’ex presidente; altri, come ad esempio la cancelliera Angela Merkel, ne avevano visto la problematicità: può un’azienda privata decidere sulla libertà di espressione? A destra, però, la decisione di Twitter — sposata anche da Facebook — era considerata soprattutto un atto di censura, con i media conservatori avevano invitato il presidente e i suoi seguaci a spostarsi su Parler, social network senza moderazione dei contenuti che è stato stritolata dalla morsa del Big Tech: sia Google che Apple hanno rimosso dai propri store la app, che sta ancora lavorando per tornare online. A questo proposito, nell’intervista a Cnbc Segal ha anche smentito la fuga degli utenti da Twitter: «Abbiamo aggiunto 40 milioni di utenti attivi nell’ultimo anno, e 5 milioni nell’ultimo trimestre», ha affermato. «A gennaio abbiamo guadagnato più utenti rispetto ai 4 mesi di gennaio precedenti».

Corriere della Sera, 11 febbraio 2021

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