Rush Limbaugh è stato per 33 anni la voce dell’America conservatrice, di cui ha plasmato il pensiero e le idee attraverso il più ascoltato show radiofonico del Paese: lo trasmettevano oltre 650 stazioni in tutti gli Stati Uniti e aveva una media di 15 milioni di ascoltatori. Se ne andato questa mattina, ed è stato proprio parlando ai microfoni del The Rush Limbaugh Show che la moglie Kathryn ne ha annunciato la scomparsa, a 70 anni, per le conseguenze di un tumore ai polmoni che gli era stato diagnosticato all’inizio dello scorso anno: il giorno seguente, il 5 febbraio, il presidente Donald Trump lo aveva premiato con la Presidential Medal of Freedom durante il discorso sullo Stato dell’Unione. «Grazie per questi decenni di instancabile devozione al nostro Paese», aveva detto Trump.

Del resto, l’allora presidente doveva molto a Limbaugh, coscienza dei conservatori e ideologo del partito repubblicano moderno, che ha contribuito a spostare a destra il Paese e ad alimentare le divisioni politiche, scavando un solco profondo fra due idee d’America. Negli ultimi anni non perdeva occasione di criticare Barack Obama e, nel 2016, fu il primo a prendere seriamente la candidatura dell’imprenditore immobiliare newyorkese, quando ancora l’establishment del partito non voleva altro che tenerlo a distanza. Molti suoi ascoltatori si sono avvicinati così alle idee di Trump, e ne sono poi diventati fra i principali sostenitori: Limbaugh ha costruito in questo modo solide fondamenta alla base trumpiana, continuando poi a difendere l’operato del presidente e ad attaccare senza pietà democratici, femministe, ambientalisti. Poi, arrivata la pandemia, ha sostenuto che il coronavirus non fosse altro che un «comune» raffreddore.

«So che certamente non sono il Limbaugh che volevate ascoltare oggi», ha affermato la moglie Kathryn nella mattina americana. «Anche io, come voi, vorrei che fosse qua, dietro al suo microfono d’oro. Invece è con profonda tristezza che condivido con voi il fatto che il nostro amato Rush, il mio meraviglioso marito, se ne è andato questa mattina». Era un’icona mediatica, con un’influenza sterminata, ma anche e soprattutto un fenomeno commerciale: portava a casa 85 milioni di dollari all’anno, viveva in una villa di duemila metri quadri in riva all’Oceano della Florida, aveva un’auto da 450 mila dollari — una Maybach 57S — e un jet Gulfstream da 54 milioni, ma lasciava anche mance da 5 mila dollari al ristorante.

Sarcastico, feroce, pugnace, sempre politicamente scorretto, secondo il New York Times Limbaugh era «una forza partigiana della natura», che sapeva portare avanti monologhi di tre ore con imitazioni, parodie, insulti, e anche una buona dose di notizie false che dava in pasto agli ascoltatori per fini politici: nel 2009, durante il dibattito sulla riforma sanitaria di Obama, arrivò a dire che prevedeva l’eutanasia per gli anziani americani. Limbaugh era al tempo stesso la voce più amata e più odiata d’America: lo adorava la destra per le sue opinioni scorrette; lo detestavano a sinistra, per lo stesso motivo, e lo consideravano «l’uomo più pericoloso d’America».

Corriere della Sera, 17 febbraio 2021

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