Merrick Garland è ufficialmente il nuovo procuratore generale degli Stati Uniti. Garland, 68 anni, sarà il ministro che dovrà riportare ordine (e fiducia) nel dipartimento di Giustizia americano, un’istituzione che ha vacillato durante la presidenza Trump. Ieri il Senato ne ha approvato la nomina con 70 voti favorevoli e 30 contrari: 20 repubblicani hanno votato dunque per la sua conferma, risarcendolo di fatto del grande sgarbo del 2016. Fra loro c’è anche il leader conservatore Mitch McConnell, l’uomo che cinque anni fa – quando era leader di maggioranza – si oppose con un’audace manovra politica alla sua nomina alla Corte Suprema. All’epoca, dopo l’improvvisa morte in febbraio del giudice conservatore Antonin Scalia, Barack Obama aveva scelto Garland – rispetto e moderato giudice alla corte d’appello federale di Washington – come suo successore al massimo tribunale americano: i repubblicani si opposero, guidati da McConnell, sostenendo che Obama non aveva il diritto di nominare un giudice nel suo ultimo anno da presidente e, forti della maggioranza in Senato, non iniziarono mai le audizioni di conferma.

Era una scommessa a lunga gittata – il partito non sembrava avere molte possibilità di tornare alla Casa Bianca a novembre – ma alla fine pagò: Trump vinse le elezioni e nominò a gennaio Neil Gorsuch. La storia, incredibilmente, si è ripetuta quattro anni più tardi, con i repubblicani – capitanati dallo stesso McConnell e da Lindsey Graham, a capo della commissione giustizia – che presero però una posizione opposta: alla morte di Ruth Bader Ginsburg – avvenuta il 18 settembre 2020, giusto un mese e mezzo prima del voto – si affrettarono a nominare (il 26 settembre) e confermare (il 26 ottobre) la sostituta Amy Coney Barrett. «Voto per confermare il giudice Garland perché ha una solida reputazione, è un uomo onesto e un esperto legale», ha detto ieri McConnell in aula.

Corriere della Sera, 11 marzo 2021 (newsletter AmericaCina)

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