Sabato 7 novembre, mentre Joe Biden stava per essere proclamato vincitore delle presidenziali di quattro giorni prima, Federico Leoni si trovava davanti al parlamento dell’Arizona, a Phoenix, per raccontare la folla che protestava contro quello che riteneva un furto elettorale. C’erano «giovani e vecchi, famiglie con bambini accanto a uomini armati con fucili d’assalto che dicevano di difendere il diritto d’espressione dei manifestanti, ragazze in minigonna con la pistola alla cintola, qualche afroamericano, diversi ispanici, tantissime donne», ricorda Leoni, 43 anni, caporedattore di Sky Tg24, nel suo libro Fascisti d’America (Paesi edizioni, 2020).

Attorno a lui, quel giorno, c’erano soprattutto pochissime mascherine e tante bandiere, c’erano le polo gialle e nere dei Proud Boys e le camicie hawaiane dei Boogaloo Boys. Entro pochi minuti sarebbe andato in onda per spiegare agli spettatori italiani cos’era quel caos che aveva attorno, ed è stato in quel momento, racconta nel suo libro, che ha pensato fosse necessaria una mappa per orientarsi fra membri di milizie, gruppi estremisti di destra, suprematisti bianchi, anarchici in cerca di una nuova guerra civile.

Questo libro, però, non è solo una mappa, o per lo meno non solo. È un viaggio fondamentale per capire ideologie, simboli e vocabolario dell’alt-right: fra cultura pop e fondamentalismo religioso, Leoni aiuta a seguire le origini e le traiettorie della nuova destra americana, che non nasce certo con Donald Trump ma ha radici ben più profonde nella società e nella storia del Paese. L’ex presidente, al massimo, ha dato a questi gruppi uno scopo comune, contribuendo a tirarli fuori dai meandri della rete o dai boschi del Michigan, e portando il loro sentimento antigovernativo al centro del dibattito politico.

Dal Ku Klux Klan al film Birth of a Nation di David Wark Griffith, dal nazista George Lincoln Rockwell all’attentatore di Oklahoma City Timothy McVeigh, dal «fascista in giacca e cravatta» Jared Taylor ai davidiani di Waco, dai Tea Party a QAnon, Leoni unisce i puntini della destra e disegna i percorsi che, nell’arco di un secolo e grazie all’apporto fondamentale di Internet – di piattaforme come 4chan o siti come The Daily Stormer – hanno portato una folla di «patrioti» americani, avvolti in bandiere a stelle e strisce, ad assaltare il Congresso lo scorso 6 gennaio. Alla base di tutto ciò, scrive Leoni, c’è però un corto circuito: «Un patriota non accetterebbe di essere definito un fuorilegge, è convinto anzi di essere l’unico difensore della Costituzione di fronte a un governo che ha smarrito la retta via e scivola verso una deriva oligarchica e tirannica».

Corriere della Sera, 19 marzo 2021 (newsletter AmericaCina)

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