Gli afroamericani che hanno subito discriminazioni residenziali saranno risarciti. Lo ha deciso il consiglio comunale di Evanston, sobborgo a nord di Chicago lungo le sponde del lago Michigan, che con 8 voti favorevoli e uno contrario ha deciso di concedere 25 mila dollari a 16 famiglie afroamericane che dimostreranno le discriminazioni subite a causa delle leggi cittadine: potrà fare domanda chi risiedeva a Evanston fra il 1919 e il 1969, ma anche i loro discendenti, e i soldi — che arrivano dalle tasse sulla vendita di marijuana, appena legalizzata in Illinois — dovranno essere usati per la ristrutturazione di casa o come anticipo per un mutuo.

Il programma di risarcimenti varato da Evanston – dove i cittadini bianchi guadagnano in media 46 mila dollari in più all’anno rispetto a quelli neri, che sono il 16% della popolazione – potrebbe diventare ora un modello nazionale, in un Paese che a lungo, soprattutto negli Sessanta, ha portato avanti una segregazione razziale di fatto, con scelte residenziali mirate a mantenere bianchi e neri separati: ad esempio costruendo ponti troppo bassi, che non permettessero il passaggio di autobus, il mezzo di trasporto generalmente usato dagli afroamericani.

Attraverso il fondo, istituito nel 2019, la città si è impegnata ora a distribuire 10 milioni di dollari nell’arco del prossimo decennio. «Abbiamo un gap enorme in termini di benessere, opportunità, istruzione e anche aspettativa di vita», ha spiegato alla radio Npr la consigliera comunale Robin Rue Simmons. L’obiettivo, ha chiarito, è di rimediare a due errori strutturali della società: i cittadini neri vengono arrestati molto più spesso dei bianchi per possesso di marjuana e, al tempo stesso, vengono tagliati fuori dal mercato immobiliare, costretti a lasciare le proprie case quando non possono più permettersele.

Il piano è decollato dopo che, lo scorso anno, un rapporto ha dimostrato che i cittadini neri di Evanston sono sempre stati discriminati: fin dal 1855, quando il primo afroamericano arrivò in città, non hanno mai potuto scegliere liberamente dove abitare, con un impatto cumulativo e permanente sulle generazioni successive. L’unico voto contrario è arrivato da Cicely Fleming, anche lei nera, che si è detta d’accordo sui risarcimenti ma non sul piano: «Dà per scontato che i neri non siano in grado di gestire i propri soldi», ha affermato. «Un vero risarcimento dovrebbe rispettare l’autonomia delle persone nere e permettere loro di spendere i soldi come credono».

Corriere della Sera, 24 marzo 2021 (newsletter AmericaCina)

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