C’è una piccola crisi alla frontiera meridionale del Canada, quella con gli Stati Uniti, che ha portato i premier di Ontario e Quebec a invocare norme più rigide per chi entra nel Paese via terra. «Abbiamo scritto una lettera al primo ministro Justin Trudeau, affinché si occupi della preoccupante situazione al confine», ha affermato su Twitter il premier dell’Ontario Doug Ford, chiedendo al governo federale di «agire in fretta»: il trasporto di beni essenziali non deve essere impattato dalle restrizioni anti Covid, sostengono i due governatori, ma i viaggi non essenziali devono essere limitati.

Sotto accusa ci sono i cittadini canadesi che rientrano dagli Stati Uniti via terra, perché improvvisamente più conveniente. Con il Canada alle prese con la terza ondata di Coronavirus, infatti, chiunque entri nel Paese deve presentare un tampone negativo effettuato nelle ultime 72 ore e un secondo tampone fatto dopo 14 giorni in quarantena, ma chi arriva in aereo deve anche pagarsi tre notti di in un albergo autorizzato dal governo. Totale: in media quasi 1.000 dollari.

E così migliaia di canadesi, per tornare a casa, hanno cominciato ad acquistare biglietti aerei per le città americane lungo il confine – ad esempio Buffalo, nello Stato di New York – per poi finire il viaggio in taxi o con servizi di limousine. Totale: in media fra i 200 e i 250 dollari. Il nuovo tragitto rappresenta un risparmio notevole per i viaggiatori, ma ha dato anche un nuovo impulso ai servizi di taxi e limousine nelle città di frontiera. La clientela canadese – ha rivelato a Reuters Nick Boccio, titolare di Buffalo Limousine – ha permesso di riassumere autisti: in un solo giorno, la sua compagnia ha portato oltre il confine 9 clienti sbarcati in città con un volo proveniente dalla Florida.

«Riceviamo telefonate dalle 6 del mattino a mezzanotte», ha confermato John Arnet, titolare di 716 Limousine. «Sono così tante che dobbiamo rifiutarle». I due premier hanno dato l’allarme, ma i dati della Public Health Agency canadese raccontano un’altra storia: fra il 22 febbraio e il 25 marzo, solo l’1,5% di chi è entrato nel Paese in aereo è risultato positivo al coronavirus, contro lo 0,3% di chi è arrivato via terra.

Corriere della Sera, 26 aprile 2021 (newsletter AmericaCina)

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