Oltre al divorzio fra Bill e Melinda Gates, c’è un’altra rottura celebre, consumata nel 2019, che ha avuto un impatto enorme sul mondo della filantropia: in parte, però, non è stato quello sperato. Dopo il divorzio dal fondatore di Amazon Jeff Bezos, MacKenzie Scott si è ritrovata in cima alla lista dei miliardari globali stilata da Forbes: lui primo con 177 miliardi di dollari, lei 22esima con un patrimonio di 53 miliardi, metà dei quali ha promesso di devolvere in beneficienza. Come ha raccontato il New York Times nei giorni scorsi, però, non tutto è andato per il verso giusto: l’ex signora Bezos — che nel frattempo si è risposata con l’insegnante di scienze dei figli — non ha creato una fondazione, non ha un quartier generale, né un sito ufficiale attraverso il quale essere contattata. Questo ha reso più semplice distribuire denaro secondo le sue regole, ma ha anche facilitato la vita ai truffatori.

Ne è rimasta vittima, fra gli altri, Danielle Churchill, una donna australiana con 5 figli di cui uno — Lachlan, 10 anni — autistico e bisognoso di cure molto costose. Dopo aver provato senza successo a raccogliere fondi tramite un crowdfunding, lo scorso anno Churchill, 34 anni, ha ricevuto all’improvviso una mail da MacKenzie Scott, che le prometteva i soldi necessari alle cure. Prima di ringraziare, Churchill ha cercato su Google «MacKenzie Scott truffa», ma invece di trovare un’allerta ha scovato soltanto articoli che ne raccontavano le donazioni non convenzionali: la filantropa neomiliardaria aveva mandato centinaia di email ad associazioni no profit offrendo denaro, 6 miliardi di dollari durante il solo 2020. «Tutti pensavano che fosse una truffa, invece era vero», ha raccontato Churchill al Times.

Rinfrancata, la signora Churchill ha cominciato a seguire le indicazioni: ha compilato un modulo di iscrizione alla MacKenzie Scott Foundation, ha aperto un conto presso la Investors Bank and Trust Company, dove la fondazione aveva già versato 250 mila dollari a suo nome, ha pagato le quote associative per poter aver accesso ai fondi. Solo che poi è emersa la verità. La MacKenzie Foundation non esiste, la banca ha chiuso da oltre 10 anni, i messaggi WhatsApp e le pagine Facebook si sono rivelati contraffatti: e così Churchill ha perso in totale 7.900 dollari. Secondo Ironscales, una società di sicurezza informatica israeliana, quello della signora Churchill è non è un caso isolato: dopo l’annuncio della vera MacKenzie Scott, almeno 190 mila persone hanno ricevuto email simili, e parecchie persone ci hanno creduto.

Corriere della Sera, 4 maggio 2021 (newsletter AmericaCina)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...