Emily Grover ci teneva tantissimo ad essere eletta reginetta dell’homecoming, la tradizionale cerimonia in cui i licei ricevono la visita degli ex studenti. Ci teneva così tanto che, insieme alla madre Laura Carroll, ha deciso di «rubarsi» i voti dei compagni della Tate High School di Cantonment, in Florida: in vista dell’homecoming dello scorso 30 ottobre Grover, che all’epoca aveva 17 anni, è entrata nel sistema informatico della scuola e ha espresso centinaia di voti, 117 dei quali arrivati nell’arco di pochi minuti dallo stesso indirizzo IP, ovvero dallo stesso computer. Alla cerimonia Grover ha indossato la sua coroncina e un vestito argentato, ma nei giorni successivi le autorità scolastiche hanno notato che qualcosa non andava, hanno allertato il distretto di polizia e i sospetti sono rapidamente ricaduti sulla ragazza e su sua madre: essendo dirigente della vicina scuola elementare Carroll, 50 anni, aveva infatti accesso al software informatico del distretto scolastico.

Messe davanti all’evidenza dei brogli, le due donne hanno confessato: la madre aveva fornito in passato le credenziali alla figlia, che a sua insaputa aveva votato a nome degli ignari compagni di scuola. «Questa volta mia madre non ne sapeva nulla», ha riferito la ragazza al consiglio scolastico. L’indagine della polizia locale è stata rapida, in fondo tutti sapevano: almeno nove fra studenti e insegnanti hanno confermato di essere a conoscenza dei brogli, che Grover non aveva fatto nulla per nascondere. «So che Emily entrava nell’account della mamma già dal primo anno di liceo, per controllare voti e risultati dei test», ha raccontato un’amica. «Sembrava che non lo ritenesse un problema», ha raccontato un’altra.

Solo a ottobre l’account di Carroll era entrato nel profilo di 212 studenti della Tate: scavando nel sistema, gli inquirenti hanno scoperto che 122 voti erano arrivati dall’indirizzo IP associato a casa Grover, e 124 da quello associato al telefono dell’adolescente. Nonostante le scuse la ragazza è stata espulsa dalla scuola, la mamma — che si è presa le sue responsabilità ma si è dichiarata «non colpevole» — è stata sospesa dal lavoro e ad aprile sono state entrambe arrestate: Carroll è rimasta libera dopo aver pagato una cauzione da 6 mila dollari, Grover è stata rilasciata dal carcere della contea dopo il pagamento di 2 mila dollari.

Ad agosto dovranno presentarsi davanti al giudice, che ha deciso di processare Grover come maggiorenne, avendo compiuto 18 anni a marzo: da «misdemeanor», reato minore, le accuse sono state automaticamente promosse a «felony», reato vero e proprio. Se Grover sarà giudicata colpevole dei crimini informatici e dei brogli di cui è accusata — ed è probabile, avendo ammesso le proprie colpe — il giudice potrà così decidere se imporle una pena da minorenne, oppure da adulta.

Corriere della Sera, 6 maggio 2021 (newsletter AmericaCina)

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