La Central Intelligence Agency è stata spesso accusata di aver tramato colpi di Stato in Paesi stranieri, di aver collaborato al traffico di droga oppure di aver fatto ricorso alla tortura nei confronti di prigionieri. Nell’America odierna, scossa da forti turbolenze sociali, alla Cia è stata mossa una nuova critica: è troppo «woke» sostengono i conservatori, usando il termine con cui vengono bollati gli attivisti sensibili — troppo, dicono i detrattori — alle questioni di razza e genere. Al centro della contesa c’è una campagna social con cui l’agenzia ha tentato di promuovere la propria diversità, denominata Humans of Cia.

È un progetto ispirato al celebre Humans of New York con cui l’intelligence americana ha provato a mostrare i propri volti: quello di un bibliotecario gay, di un receptionist cieco, oppure quello di un’agente ispanica di 36 anni che in un video si definisce «millennial cisgender, diagnosticata con disturbo d’ansia. Sono intersezionale — prosegue, camminando per il quartier generale di Langley — ma la mia esistenza non è solo spuntare caselle. Ho lottato con la sindrome dell’impostore, ma a 36 anni mi rifiuto di interiorizzare le idee patriarcali su cosa una donna dovrebbe o potrebbe essere».

La terminologia — decisamente «woke» — usata dall’agente ispanica ha richiamato le proteste del mondo conservatore, che si è rivoltato in massa contro la «spazzatura propagandistica» (cit. Bryan Dean Wright, ex agente e ora stratega politico) promossa nel video dell’agenzia. «Se fossi un comunista cinese, un mullah iraniano, o Kim Jong-un… questa roba di spaventerebbe?», ha chiesto ironicamente su Twitter il perfido senatore Ted Cruz, repubblicano del Texas. «Cina & Russia se la stanno facendo sotto dalle risate guardando la Cia che diventa woke», ha aggiunto Donald Trump Jr.

Le proteste, però, sono arrivate anche da sinistra, dove la Cia è stata accusata di essersi nascosta dietro un linguaggio woke per ripulirsi l’immagine. La campagna, ha spiegato invece un portavoce, va avanti dal 2019, ma forse nessuno se ne era accorto finora. Qualcuno, però, ha apprezzato. «La diversità è un vantaggio operativo. È molto semplice», ha affermato sempre su Twitter un altro ex agente, Marc Polymeropoulos. «L’agenzia ha bisogno di spingere sulla diversità per avere successo, non per essere woke. Sono fiero di questo impegno, ma la strada è ancora lunga».

Corriere della Sera, 6 maggio 2021 (newsletter AmericaCina)

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