Un programma creato per salvare cavalli protetti ha finito per condurli al macello. Nel 2019 il Bureau of Land Management — l’ente federale americano che si occupa di gestire gli animali allo stato brado — ha varato l’Adoption Incentive Program, un piano che stanzia un bonus di 1.000 dollari per ogni cavallo selvaggio — i mustang — adottato. L’incentivo ha attirato migliaia di volontari, che si sono offerti di ospitare gli animali nelle proprie fattorie garantendo il successo all’iniziativa.

Ottenuti i fondi dopo 12 mesi, però, in molti si sono liberati degli animali, destinandoli alle aste di bestiame e, da lì, ai macelli. «È un riciclaggio di cavalli», ha dichiarato al New York Times Brieanah Schwarts del’American Wild Horse Campaign, che monitora il programma. «Le chiamano adozioni pur sapendo che i cavalli finiranno al macello, così il Bureau non ci lascia le impronte digitali». Il Bureau sostiene invece che chi adotta gli animali è obbligato a firmare una dichiarazione in cui si impegna a non rivenderli a macelli. Una volta ceduto il bestiame, però, l’ente non ha l’autorità per far rispettare l’impegno né può tracciarne il destino: chi lascia i cavalli ai macelli, ha spiegato un anonimo portavoce, può ottenere nuove adozioni e altri incentivi.

Il programma era nato per risolvere il sovrappopolamento dei pascoli federali e tagliare i costi: quando nel 1971 il Congresso rese i cavalli selvaggi una specie protetta ne erano rimasti meno di 20 mila esemplari. Da allora sono aumentati del 20% all’anno e oggi mantenerli costa circa 60 milioni: per questo il Bureau riteneva che pagare 1.000 dollari ad adozione fosse meglio che sborsarne 24 mila per mantenere ogni cavallo. Qualcosa però è andato storto. In Oklahoma, ad esempio, ha ottenuto i mustang anche un uomo che era stato in carcere per aver rapito e picchiato due persone a causa di un affare andato male: stavano trattando la cessione di cavalli a un macello.

Corriere della Sera, 16 maggio 2021 (pag 17)

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