I piccoli orfani nordcoreani si sono «offerti» di lavorare come «volontari» nelle miniere e nelle aziende agricole statati. L’annuncio della Korean Central News Agency, la voce ufficiale del Maresciallo Kim Jong-un, rende omaggio alla «grande saggezza e al coraggio» che centinaia di bambini stanno mostrando «nel pieno della gioventù», decidendo di offrire il proprio «lavoro manuale» alla Repubblica democratica popolare di Corea. L’età dei ragazzi non è stata resa nota ma dalle foto diffuso dalla propaganda governativa sembrerebbero adolescenti, scrive la Bbc, confermando le denunce portate avanti dai gruppi per i diritti umani, che da anni accusano il regime di Pyongyang di fare ricorso al lavoro minorile.

Secondo i dispacci della Kcna, circa 700 orfani si sarebbero «offerti volontari» per lavorare nelle fattorie, nelle aziende agricole e nelle foreste nazionali, mentre a decine avrebbero scelto le miniere, «accorrendo verso l’area mineraria di Chonnae per adempire al proprio dovere e ripagare anche solo una milionesima parte dell’amore che il partito gli ha dimostrato». Sulle miniere, del resto, Kim ha sempre puntato per generare introiti e finanziare il programma nucleare e missilistico, e per questo nel tempo vi ha destinato prigionieri di guerra sudcoreani, disertori del Nord e, ora, i bambini cresciuti negli orfanotrofi del regime.

Chi è riuscito a uscirne parla di «condizioni orrende, incidenti mortali e tantissime ore di duro lavoro con pochissimo cibo», racconta la corrispondente da Seol di Bbc, Laura Bicker. «In pochi lo sceglierebbero volontariamente». Il ricorso ai piccoli orfani, però, rivela la grande crisi che sta affrontando la Corea del Nord, un Paese di 26 milioni di abitanti (forse) da cui non esce nulla che non sia stato approvato dal regime, neanche i diplomatici: con la chiusura ermetica delle frontiere durante la pandemia, che va avanti da oltre un anno, i funzionari russi sono stati costretti ad attraversare il confine con un vecchio carrello ferroviario spinto a mano per oltre un chilometro.

Questa chiusura delle frontiere per bloccare i contagi — di cui non si è mai avuto un rapporto ufficiale — sarebbe uno dei fattori principali che hanno innescato la grave crisi economica. Ad aprile lo stesso Kim, parlando a una conferenza di 10 mila segretari delle cellule del partito del Lavoro di Corea, aveva paragonato la situazione alla carestia che negli anni Novanta uccise almeno 225 mila nordcoreani. Il Paese è di fronte a «molte difficoltà e ostacoli», aveva spiegato il Maresciallo, affermando che sarà necessaria una nuova «Ardua Marcia — il nome usato dal regime per descrivere la grande crisi di trent’anni fa — per alleviare anche di poco la situazione delle masse».

Al tempo la malnutrizione era così radicata che i nordcoreani erano in media fra i 3 e gli 8 centimetri più bassi dei vicini sudcoreani, e ancora nel 2012 un bambino su tre — secondo il programma alimentare mondiale dell’Onu — era denutrito. La situazione è dunque così seria da necessitare una «Ardua Marcia» e da richiamare nelle miniere i piccoli orfani? Secondo i rapporti stilati dalle poche agenzie internazionali ancora nel Paese — sono rimasti non più di 290 stranieri con copertura diplomatica — mancherebbero provviste essenziali, che recentemente sono ricominciate ad arrivare a Pyongyang, ma non in quantità sufficiente per rilanciare l’economia.

Per farlo, ritengono gli esperti, il regime ha bisogno di far ripartire la produzione e per questo si sarebbe rivolto a nuove «fonti» di lavoro forzato, gli orfani, trasformati in modelli del partito comunista per «la saggezza e il coraggio» del loro sacrificio in un momento estremamente difficile per il Paese. Oltre alla chiusura delle frontiere decretata a gennaio 2020, che ha fatto calare il commercio fra Pyongyang e Pechino del 90 per cento e ha fermato anche il contrabbando, la grande crisi è dovuta alle sanzioni internazionali contro il programma nucleare e missilistico di Kim, all’ingente spesa per mantenere e sviluppare le forze armate e alle alluvioni dello scorso anno.

Corriere della Sera, 30 maggio 2021

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