Che il senatore Manchin avrebbe limitato i margini di manovra dell’amministrazione Biden era chiaro dal principio di questo Congresso. Eletto nell’ultraconservatrice West Virginia, molto moderato, Joe Manchin è il «cinquantesimo voto», quello necessario per ottenere il pareggio in un Senato in perfetto equilibrio: la parità, a quel punto, verrebbe rotta dalla vicepresidente Kamala Harris, presidente dell’aula. Il voto di Manchin è dunque necessario, ma tenerlo sulla linea del partito è praticamente impossibile. Domenica, in un editoriale pubblicato sul Charleston Gazette-Mail, Manchin ha annunciato che non voterà per le leggi con cui il suo partito intende combattere la soppressione del diritto di voto e il filibuster.

«Penso che votare in modo partigiano distruggerebbe i vincoli già fragili della nostra democrazia, e per questo voterò contro il For the People Act, così come non voterò per alleggerire o eliminare il filibuster», ha scritto Manchin, che già aveva affossato l’accordo sull’aumento del salario minimo. Il For the People Act — 818 pagine che includono tutte le priorità dei democratici — è una sorta di lista della spesa dell’amministrazione Biden, scriveva a marzo il New York Times:

  • espanderebbe l’accesso alle urne, rendendo più facile la registrazione nelle liste elettorali, stabilendo delle regole nazionali per votare e smontando di conseguenza i tentativi — approvati in diversi Stati conservatori — di limitare l’affluenza;
  • istituirebbe commissioni apartitiche per abolire il gerrymandering, ovvero la pratica con cui i partiti — e i repubblicani in questo sono abilissimi — ridisegnano i distretti elettorali dopo il censimento, in modo da trarne benefici politici; aumenterebbe i controlli sui finanziamenti elettorali, in particolare su quelli in arrivo dall’estero;
  • obbligherebbe candidati alla presidenza e alla vicepresidenza a rendere pubbliche le proprie dichiarazioni dei redditi;
  • spingerebbe affinché il District of Columbia, ovvero la capitale Washington, diventi uno Stato.

Per i democratici è un tentativo di preservare la democrazia americana, per i repubblicani soltanto un tentativo di preservare il potere e per questo si oppongono. Per approvare il For The People Act i democratici dovrebbero quindi eliminare il filibuster anche per le «leggi politiche»: al Senato sono necessari 60 voti per mettere fine al dibattimento e andare al voto, ma senza filibuster basterebbe una maggioranza semplice di 51 voti, come già avviene per le questioni di budget o la conferma delle nomine presidenziali.

E qui, ancora una volta, entra in gioco Joe Manchin: l’uomo che vota con i repubblicani non ha intenzione di sbarazzarsi del filibuster, e fa infuriare il suo partito. I democratici, in controllo di Congresso e Casa Bianca, non vogliono lasciarsi sfuggire l’occasione di approvare il For the People Act e temono che, non dovessero farcela, resterebbero all’opposizione a lungo. I progressisti spingono quindi per riformare il filibuster ma, come scrive Axios, non possono cambiare la matematica: senza Manchin, l’impresa è impossibile.

Corriere della Sera, 7 giugno 2021 (newsletter AmericaCina)

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