La presidenza Trump ha avuto l’effetto di un uragano sulla politica, sul partito repubblicano, ma anche sui cristiani evangelici, molti dei quali lo hanno sostenuto e hanno pregato con lui negli anni alla Casa Bianca. Ora però che l’uragano — non è un giudizio di valore, ma una semplice costatazione — è passato, la Southern Baptist Convention deve decidere quale direzione prendere. La più grande e più importante denominazione evangelica d’America — 14 milioni di membri, per il 90% bianchi e per il 75% elettori di Trump nel 2020 — ha aperto ieri a Nashville, in Tennessee, il proprio meeting annuale, che si preannuncia particolarmente combattuto, una lotta fra conservatori e ultraconservatori: una fazione vuole che i battisti del Sud facciano un passo indietro in politica, per attrarre nuovi membri e fermare il declino degli iscritti che va avanti ormai da 15 anni; l’altra pensa invece che la Southern Baptist Convention si stia spostando troppo a sinistra, e che per attrarre nuovi membri debba restare fedele alle proprie origini conservatrici e politicamente attiva.

«Stiamo vedendo ideologie, filosofie e teorie terrene che si fanno largo nella vita dei battisti del Sud», ha riferito ai fedeli di una chiesa della Georgia Mike Stone, candidato alla presidenza della Convention con il Conservative Baptist Network, un gruppo della seconda fazione che si è formato lo scorso anno per combattere l’allontanamento dei fedeli dall’ortodossia biblica, verso il mondo liberal e le cause di giustizia sociale. «Il nostro Signore non è woke», ha aggiunto, usando con accezione negativa la parola con cui si indicano le persone che restano «all’erta», consapevoli delle ingiustizie sociali e pronte a combatterle.

Dall’altra parte della barricata c’è Ed Litton, pastore dell’Alabama secondo il quale la vicinanza dei battisti al partito repubblicano allontanerebbe persone che invece dovrebbero attrarre, in particolare i giovani — l’età media dei membri avanza — e le persone di colore. Litton non vuole che i battisti si spostino in massa verso il partito democratico, ma che si tengano piuttosto alla larga dai partiti e dai loro candidati: una posizione condivisa anche dal presidente uscente J.D. Greear, il cui successore verrà eletto domani, durante la convention di Nashville a cui stanno partecipando 16 mila membri.

In coincidenza con l’uscita di Greear sono arrivate anche le dimissioni del principale lobbista dei battisti a Washington, Russell Moore, da tempo critico nei confronti di Trump, che a maggio ha lasciato all’improvviso. La settimana scorsa, le sue lettere sono state consegnate ai giornali e hanno alzato un polverone: Moore criticava la leadership battista per la gestione degli scandali sugli abusi sessuali e la accusava di razzismo. «Vogliamo persone religiose oppure di cultura repubblicana?», ha detto a febbraio il presidente uscente Greear in un discorso. «Non dovremmo impedire ai democratici di avvicinarsi a Dio».

Corriere della Sera, 14 giugno 2021 (newsletter AmericaCina)

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