La Camera ha votato ieri per revocare l’autorizzazione concessa nel 2002 per invadere l’Iraq, una rara azione bipartisan — hanno votato a favore 219 democratici e 49 repubblicani — con cui i parlamentari americani intendono ridurre i poteri straordinari concessi al presidente degli Stati Uniti in tempo di guerra. Si trattava di un’autorità «ampia», che era stata data a George W. Bush dopo gli attacchi dell’11 settembre, scrive il New York Times, ma che era stata utilizzata dai presidenti successivi per giustificare azioni militari in tutto il mondo, ben oltre le intenzioni intensioni iniziali: ad esempio con l’omicidio del generale iraniano Qassim Soleimani nel gennaio dello scorso anno.

In questi vent’anni, il Congresso aveva ceduto alla Casa Bianca gran parte del suo potere di dichiarare guerra, ma per i sostenitori della proposta era arrivato — e da tempo: secondo molti l’autorizzazione era un errore dal principio — il momento di riprendersi un dovere costituzionale fondamentale. La revoca, spiegano i deputati favorevoli, non avrà un impatto sulle operazioni militari americane nel mondo, ma dovrebbe prevenire che un presidente si appoggi a quell’autorizzazione del 2002 per condurre altre azioni. I detrattori ritengono invece che, prima della revoca, sia necessario approvare un’altra legge.

«Ancora oggi, la nostra guerra infinita continua a costare migliaia di miliardi di dollari e migliaia di vite, andando ben oltre gli scopi che il Congresso aveva immaginato, o inteso», ha sostenuto ieri in aula la deputata Barbara Lee, una democratica californiana che da vent’anni si batte per rimuovere quell’autorizzazione. . E così, mentre l’amminsitrazione Biden sta completando il ritiro dall’Afghanistan (già annunciato da Donald Trump e previsto ora entro l’11 settembre, dopo vent’anni di combattimenti), l’America prova a chiudere una delle pagine più sanguinose della sua storia.

La parola passa ora al Senato — in perfetto equilibrio fra democratici e repubblicani, come spiega bene Giuseppe Sarcina qua sopra — che dovrebbe seguire l’esempio della Camera e votare entro quest’anno, almeno nelle intenzioni del leader di maggioranza Chuck Schumer, senatore democratico di New York. Proprio Joe Biden — che nel 2002, quando era senatore del Delaware, aveva votato a favore dell’autorizzazione — si è detto favorevole alla misura: è il primo presidente ad accettare un’azione simile, che finirebbe per limitare il suo potere di autorizzare azioni militari.

Corriere della Sera, 18 giugno 2021 (newsletter AmericaCina)

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