Lo scrittore J. D. Vance non ha fatto in tempo a candidarsi al Senato in Ohio, la settimana scorsa, che è stato subito travolto da una piccola controversia, attaccato per aver cancellato dei vecchi tweet del 2016 in cui aveva criticato Donald Trump. Celebrato cantore dell’America dimenticata degli Appalacchi con il suo libro «Hillbilly Elegy» (portato anche sul grande schermo, è disponibile su Netflix), Vance aveva definito l’allora candidato repubblicano «riprovevole» per le sue posizioni su immigrati e musulmani, e aveva anche rivelato di non averlo votato alle presidenziali, preferendo l’indipendente Evan McMullin.

Ora che punta a un seggio in Congresso con il partito repubblicano, però, Vance si è rimangiato tutto, con un colpo di spugna digitale che però non è passato inosservato. Senza l’assenso dell’ex presidente, come fosse una puntata del reality The Apprentice, i candidati repubblicani hanno infatti vita breve: non è un caso che in tutti gli Stati Uniti gran parte delle campagne elettorali conservatrici per seggi statali o federali continuano a sostenere compatte le strampalate accuse di brogli portate avanti da Trump dopo aver perso le presidenziali del 2020. Vance sa che per vincere ha bisogno del sigillo del grande capo, e per questo si è spostato su posizioni filotrumpiane, facendo anche visita a Mar-a-Lago nella speranza di ottenere un endorsement vitale per la sua neonata carriera politica.

«Come tanti, ho criticato Trump nel 2016, e chiedo alle persone di non giudicarmi per questo», ha spiegato a Fox News, quando è stato chiamato a giustificare la sua retromarcia. «Rimpiango di aver detto quelle cose, mi sono sbagliato sul suo conto, è stato un buon presidente». L’avvocato diventato scrittore (su consiglio della «mamma tigre» Amy Chua), arricchitosi nei fondi di venture capital e ora aspirante senatore ha scoperto così le insidie della vita pubblica: è stato accusato di essere «flip-flop», di cambiare cioè idea seguendo il vento, un marchio indelebile per la politica americana, ancor di più in quest’epoca di marcata polarizzazione. «Io e J. D. Vance abbiamo una sola cosa in comune», ha twittato il suo avversario democratico Tim Ryan. «Nessuno dei due ha votato per Donald Trump».

Corriere della Sera, 6 luglio 2021 (newsletter AmericaCina)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...