Il Pentagono ha cancellato un contestato contratto d’appalto da 10 miliardi di dollari per il servizio Cloud che l’amministrazione Trump aveva concesso a Microsoft, e sul quale Amazon stava conducendo da anni una battaglia legale. Non era una questione di soldi, spiega Reuters, quanto di prestigio: le due società si contendono da tempo il predominio sui servizi di Cloud, una sfida continua giocata sulla sicurezza dei propri centri di stoccaggio dati, e un contratto con il Pentagono per realizzare la Joint Enterprise Defense Infrastructure Cloud — che rispettasse tutti gli standard di sicurezza imposti dal dipartimento alla Difesa americano — era considerato un marchio di qualità, che avrebbe probabilmente convinto altri governi e grandi aziende della bontà del servizio.

Amazon, il più grande provider di Cloud al mondo, era favorita nella corsa all’appalto, ma nel 2019 il Pentagono concesse l’esclusiva a Microsoft, un colosso digitale che in questa partita giocava tuttavia il ruolo dello sfidante. La società di Jeff Bezos si rivolse allora al tribunale, sostenendo che l’allora presidente Donald Trump avesse fatto pressioni sui vertici della Difesa affinché affidassero il contratto a Microsoft: Amazon ha sempre affermato che l’allora presidente abbia deliberatamente interferito con le decisioni del Pentagono per sabotare l’azienda, criticata in pubblico e in privato, nel tentativo di colpire il suo (ormai ex) amministratore delegato, fra le altre cose editore del Washington Post.

Da allora l’intera operazione era rimasta in sospeso, in attesa di una sentenza: quando ad aprile il giudice non ha rigettato le accuse di Amazon, il Pentagono si è deciso a chiudere la questione in modo dignitoso. Ieri è arrivata infine la decisione del Pentagono, che ha definito il Jedi non più «di interesse» e ha indetto una nuova gara aperta a più fornitori. Se Trump ne voleva infatti uno solo, l’amministrazione Biden si è mostrata interessata a frazionare l’appalto, come del resto fanno le aziende del settore privato che preferiscono non affidarsi a una sola società.

Nel frattempo, però, Microsoft ha guadagnato due anni per perfezionare il proprio sistema Cloud, decisamente più arretrato rispetto a quello di Amazon. Oltre ai due contendenti di lungo corso, ora in gara per il nuovo Joint Warfighter Cloud Capability – che sarà sviluppato a partire dal prossimo aprile — potrebbero entrare anche Oracle, Google e Ibm, che si sono dette interessate al contratto ma non hanno ancora presentato un’offerta.

Corriere della Sera, 7 luglio 2021 (newsletter AmericaCina)

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