C’è stato un momento in cui le sigarette elettroniche Juul erano uno dei gadget più alla moda fra gli adolescenti americani: simile a una chiavetta Usb, molto «instagrammabile», to Juul era diventato addirittura un verbo, l’equivalente anglosassone di svapare. Era il 2018, l’azienda controllava secondo Nielsen il 75% del mercato statunitense e gli adolescenti americani che facevano uso regolare di sigarette elettroniche erano oltre 2 milioni. Molti dei quali, però, non avrebbero mai fumato se non fossero stati attratti da aromi accattivanti come quello al mango, e poi resi dipendenti dall’alto livello di nicotina.

E così, l’azienda più in voga del momento era finita nel mirino delle autorità: da allora le vendite sono calate di 500 milioni di dollari, il 75% dei dipendenti sono stati licenziati e Juul non è più in commercio in 14 Paesi. Oggi negli Stati Uniti la fetta di mercato si è ridotta al 42% ed entro il 9 settembre l’azienda conoscerà il proprio destino: la Food and Drug Administration americana dovrà decidere se, nonostante la nociva popolarità fra i giovani, le sigarette elettroniche prodotte dalla società di San Francisco debbano restare sul mercato perché considerate un’alternativa sicura per i fumatori. Molte associazioni che si occupano di salute chiedono all’ente federale americano di rigettare la domanda di Juul, mentre la società fa di tutto per restare a galla.

La scorsa settimana ha accettato di pagare 40 milioni di dollari per chiudere una delle migliaia di cause che le sono state intentate, per evitare che gli adolescenti e i loro genitori testimoniassero in tribunale proprio mentre la Fda esaminava la domanda. Nel frattempo, in tutto il 2020 ha speso 3,9 milioni di dollari in attività di lobby e recentemente ha pagato 51 mila dollari per occupare l’intero numero di maggio e giugno dell’American Journal of Health Behavior, dove ha fatto pubblicare 11 studi – finanziati dalla stessa azienda – che sostengono le virtù dei prodotti Juul per smettere di fumare.

I vertici di Juul hanno sempre negato di aver puntato deliberatamente sui giovani, e negli ultimi quattro anni si sono impegnati pubblicamente per tenerli alla larga dai propri prodotti. Gli esperti di salute pubblica temono però che un’approvazione della Fda possa ridare slancio a quello che, fino a non molto tempo fa, era considerato «l’iPhone» delle sigarette, mettendo di nuovo a rischio gli adolescenti americani.

Corriere della Sera, 7 luglio 2021 (newsletter AmericaCina)

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