Trump denuncia Internet. L’ex presidente ha presentato ieri una class action contro Facebook, Twitter e Google, sostenendo che censurino i conservatori e che abbiano violato il primo emendamento sospendendo i suoi account. L’azione legale non dovrebbe portare a nulla in tribunale ma, scrivono i media americani, potrebbe comunque fomentare i suoi sostenitori, convinti che i social media trattino in modo ingiusto i conservatori.

E 36 Stati denunciano Google. Sostengono che il suo app store abusi di posizione dominante sul mercato e costringa gli sviluppatori ad accettare condizioni svantaggiose. È la quarta causa antitrust presentata a livello statale o federale contro Google da ottobre.

Addio, Melinda. La fondazione Bill e Melinda Gates ha annunciato un accordo fra i due (quasi) ex coniugi. Se non dovessero trovare un modo di collaborare dopo il divorzio, fra due anni Bill Gates potrà rimuovere l’ex moglie Melinda dalla fondazione, che hanno sempre considerato il loro quarto figlio.

Il futuro di QAnon. Molti sostenitori della setta complottista di QAnon hanno un piano: candidarsi nelle amministrazioni scolastiche e in quelle locali, racconta Nbc, diffondendo il verbo di Q senza tuttavia nominarlo.

Si fingeva un gruppo di studio della bibbia, invece era una milizia. Dopo aver assaltato il Congresso il 6 gennaio, Fi Duong, un 27enne della Virginia, ha formato nei sobborghi di Washington un gruppo di studio della Bibbia che in realtà era una milizia: quando lo ha arrestato, la polizia ha trovato armi e materiale per fabbricare 50 molotov. Tutto sommato, stando a quanto scrive il Washington Post, non è un caso isolato: fra sciamani con le corna e versetti della Bibbia letti su Youtube, la folla che ha preso d’assalto il Campidoglio denunciando il furto delle elezioni presidenziali era contraddistinta da numerosi simboli religiosi e credeva di combattere una guerra spirituale.

La battaglia sul Monte Rushmore. La montagna con il volto dei presidenti è una delle principali attrazione turistiche americane, nonostante si trovi in luogo remoto del South Dakota: attira circa 3 milioni di turisti all’anno, scrive il Guardian, ma le popolazione native americane del luogo chiedono che ora sia trasformato in un simbolo di oppressione, il museo dell’olocausto americano.

Corriere della Sera, 8 luglio 2021 (newsletter AmericaCina)

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