Quando era un bambino, Andrew Goldberg andava spesso allo United Center di Chicago per seguire i Bulls insieme a suo padre Perry, che ogni anno sottoscriveva un abbonamento stagionale per la squadra della Nba. Michael Jordan non aveva ancora cambiato il destino della franchigia e i Goldberg seguivano sempre la stessa routine: cena al ristorante greco non lontano dall’arena e poi partita. Quando il leggendario giocatore di basket arrivò a Chicago nel 1984, appena 21enne, Goldberg intuì la portata dell’evento e cominciò a conservare i biglietti delle partite a cui assisteva, sapendo già di avere davanti uno spettacolo che sarebbe rimasto nella storia: in quegli anni i Bulls vinsero sei titoli e Goldberg — che una volta cantò anche l’inno nazionale prima della partita con il coro a cappella dell’università — mise da parte una sessantina di biglietti in un album di fotografie.

Per 25 anni sono rimasti là — «se ne era quasi dimenticato», racconta il New York Times — finché nel 2015 si mise in testa un obiettivo quasi impossibile, persino in un Paese fondato sul collezionismo sportivo: acquistare i biglietti di tutte le partite giocate da Michael Jordan nella stagione 1995-96, quella in cui i Bulls stabilirono il record di vittorie (72, con 10 sconfitte) che ha resistito per vent’anni ed è stato superato dai Golden State Warrios. E così, si mise a scandagliare eBay, siti d’aste, elenchi telefonici e soffitte in cerca dei tagliandi: ognuno, ha spiegato il 47enne che oggi vive in Florida, «ha una storia e un risultato che si porta con sé, è un pezzo che non può essere replicato e che ha condiviso per un paio d’ore la stessa aria di Jordan».

Poi, armato di un foglio excel in cui annota tutti i tagliandi in suo possesso, è andato avanti, con pragmatismo: «Mi sono detto che tutto sommato non occupavano troppo spazio», ha raccontato. Si mise allora in testa di comprare tutti i biglietti delle 1.264 partite disputate da Jordan nella Nba: 930 di stagione regolare con i Bulls, 142 con i Washington Wizards, 179 di playoff e 13 All Star Game. Oggi ne ha 986, conservati in contenitori di plastica e impilati in scatole di scarpe, ed effettivamente — ha ammesso, svelando di aver finanziato la sua ricerca venendo una collezione di fumetti e qualche doppione — cominciano a essere ingombranti. Però non si fermerà. «Mi piace la ricerca», ammette. «Non so se qualcuno può mettere in dubbio che ho la più grande collezione al mondo di biglietti di Michael Jordan».

Corriere della Sera, 15 luglio 2021 (newsletter AmericaCina)

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