La Grecia teme che il ritorno dei talebani a Kabul possa innescare una nuova crisi dei rifugiati, come quella che nel 2015 portò quasi un milione di persone in fuga dalle guerre mediorientali — Siria, Iraq e Afghanistan — a entrare in Europa attraverso i confini turchi ed ellenici. Per evitare che la Storia si ripeta, Atene ha annunciato di aver costruito una recinzione di 40 chilometri, che si aggiunge ai 12,5 già esistenti, lungo la frontiera con la Turchia, che verrà sorvegliata anche da un sofisticato sistema di monitoraggio digitale. «La polizia di frontiera è in stato di allerta, non permetteremo che si ripetano le scene del 2015», ha affermato giovedì in conferenza stampa il portavoce del governo Yannis Economou, spiegando che il ministero degli Esteri è al lavoro per evacuare otto cittadini afghani che hanno collaborato con l’esercito greco.

«Questa crisi ha creato la possibilità di un nuovo flusso di migranti», ha confermato il giorno successivo il ministro per la protezione dei cittadini Michalis Chrisochoidis, dopo aver visitato la regione di Evros insieme al ministro della Difesa Nikos Panagiotopoulos e al capo delle forze armate, il generale Konstantinos Floros. «Non possiamo aspettare passivamente il possibile impatto. Le nostre frontiere saranno sicure e inviolabili».

ontemporaneamente, il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha avuto un colloquio telefonico con il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, che ha a sua volta costruito un muro e un sistema di sorveglianza lungo il confine con l’Iran. Gli arrivi in Grecia — dove negli anni sono rimasti circa 60 mila migranti — sono rallentati dopo l’accordo del 2016 fra Turchia e Unione europea, che garantì un sostegno finanziario ad Ankara per fermare i rifugiati.

L’Ue deve assistere gli afghani nel loro Paese e in quelli limitrofi — in particolare l’Iran, rotta necessaria per arrivare in Europa — altrimenti una nuova ondata migratoria sarà «inevitabile», ha sostenuto Erdogan, che ha dato asilo a quasi 4 milioni di rifugiati siriani e 300 mila afghani, ma ha spesso usato la minaccia di riaprire i confini come arma politica nei confronti di Bruxelles. «La Turchia non ha né la responsabilità né l’obbligo di essere il deposito dei rifugiati dell’Europa», aveva ammonito giovedì durante un discorso in televisione. «L’Ue non può restare fuori da questo problema».

Corriere della Sera, 22 agosto 2021 (pagina 6)

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