Il nonno, Carl Maute, aveva comprato una Ford Model T nel 1918. Gli era stata spedita in treno e poi consegnata in cinque o sei casse nella sua casa di Wolford, in North Dakota: all’epoca non c’erano concessionari e il vecchio signor Maute, contadino e muratore, se l’era assemblata da solo. Negli anni Trenta, aveva poi segato i sedili posteriori e li aveva sostituiti con una tavola di legno, trasformando quell’auto leggendaria — la prima destinata alla classe media americana: fra il 1908 e il 1927 Ford ne produsse 15 milioni — nel prototipo di un moderno pickup.

Quasi cent’anni dopo, nel 1996, il nipote Leon Humble, 83 anni, ingegnere elettrico in pensione che vive a Phoenix, in Arizona, si mise in testa di rintracciare la prima auto di famiglia, di cui aveva un ricordo nitido e anche una vecchia fotografia scattata quando aveva 4 anni, ma della quale aveva perso ogni traccia nel 1960, quando si trasferì in autostop a Phoenix per l’università. Trovarla non fu difficile. Con qualche telefonata nel suo villaggio d’origine — al censimento del 1990 gli abitanti di Wolford erano appena 56 — scoprì che alla morte del nonno, avvenuta nel 1951, l’auto era passata a uno zio, che l’aveva donata a un museo per lungo tempo e infine l’aveva venduta a un dollaro: l’acquirente aveva ancora la Model T, anche se in pessime condizioni. L’unico pezzo intatto era il vecchio cassone costruito dal nonno.

Humble acquistò subito l’auto, ha raccontato in articolo pubblicato dalla rubrica My Ride del Wall Street Journal, ma non riuscì a cominciare la ristrutturazione fino al 2009. Poi, con l’aiuto di un esperto di Model T, è riuscito a ricostruirla pezzo per pezzo nell’arco di tre anni, proprio come aveva fatto suo nonno quasi un secolo prima. Oggi, dice, la sua Model T non va oltre i 50 chilometri, ma la guida con orgoglio alle parate e alle competizioni automobilistiche, dove ha vinto anche diversi parecchi primi.

Corriere della Sera, 13 settembre 2021 (newsletter AmericaCina)

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