Nei giorni scorsi il dottor Alan Braid, medico di San Antonio, in Texas, aveva ammesso in un’opinione pubblicata sul Washington Post di aver praticato un’interruzione di gravidanza dopo le sei settimane, termine massimo stabilito dalla nuova legge dello Stato che la Corte Suprema, pur vedendone i limiti costituzionali, non ha per ora bocciato. «La mattina del 6 settembre ho praticato un aborto a una donna che, sebbene fosse ancora nel primo trimestre, aveva superato il termine statale», ha scritto il dottor Braid. «L’ho fatto perché ho il dovere di prendermi cura di questa paziente, e perché lei ha il diritto fondamentale di ricevere questo trattamento».

Il dottor Braid ha spiegato di aver agito perché nel 1972, anno in cui ha cominciato a lavorare all’ospedale di San Antonio, aveva visto morire tre adolescenti a causa di aborti illegali: una, in particolare, era arrivata in condizioni disperate e morì alcuni giorni dopo a causa di un’infezione. All’epoca l’aborto era ammesso in Texas soltanto con il certificato di uno psichiatra che confermava il rischio di suicidio, e sarebbe diventato legale in tutti gli Stati Uniti soltanto l’anno successivo, nel 1973, grazie alla storica sentenza Roe v. Wade.

La nuova legge S.B. 8, ha chiarito il dottor Braid, «mi riporta indietro al 1972». Oltre ad aver bloccato l’80 per cento dei servizi legati all’aborto offerti dalle sue cliniche a San Antonio e Houston (ne ha anche una terza in Oklahoma), lo rende passibile di denuncia da chiunque: l’applicazione della legge spetta ai privati cittadini che possono denunciare i medici se sospettano che abbiano praticato un aborto, ma anche le persone che aiutano una donna a interrompere la gravidanza, compreso l’autista che l’ha accompagnata.

La battaglia legale ruota proprio attorno a questo punto. La Corte Suprema ha respinto il primo ricorso perché era stato presentato contro i giudici statali, che non hanno il dovere di far applicare la legge, e non contro i privati a cui spetta invece il compito di sporgere denuncia: un espediente studiato a tavolino per far sopravvivere la legge, ma che potrebbe tuttavia cadere con la confessione del dottor Braid, il cui vero scopo era proprio tornare davanti ai 9 giudici del massimo tribunale americano.

I gruppi antiabortisti avevano invitato infatti i propri affiliati a non fare causa, ma ieri il medico è stato denunciato da un detenuto dell’Arkansas — un ex avvocato condannato a 15 anni per frode fiscale, non ideologicamente contrario all’aborto — che spera di mettere le mani sulla taglia da 10 mila dollari che riceverà se la giuria dovesse condannare il dottor Braid. La causa che ne sta scaturendo, però, potrebbe mettere alla prova la legge S.B. 8, testandone la costituzionalità.

Corriere della Sera, 21 settembre 2021 (newsletter AmericaCina)

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