«Da anni nel Paese che presiede il G20 c’è una grande mobilitazione dei cosiddetti engagement group, tra cui i think tank. Il T20 è stato guidato dall’Ispi, che da tempo collabora con la Bocconi sulle questioni internazionali. Quando ci è stato proposto di collaborare, abbiamo accettato di buon grado», racconta Mario Monti, 78 anni, presidente dell’università milanese ed ex premier italiano.

Che ruolo hanno i think tank in quest’epoca?
«In questi ultimi anni il ruolo dei think tank è diventato ancora più importante, perché sono un deposito di pensiero, di razionalità. Per usare parole inglesi, in un periodo storico in cui si diffondono nel dibattito pubblico fake news o hate speech, il discorso fondato dall’odio, le due paroline think tank sono proprio l’esatto opposto. È sempre stato importante studiare e cercare di arrivare a proposte di policy sulla base dell’approfondimento, della razionalità, ma è particolarmente importante in questi anni in cui le grandi scelte politiche rischiano di essere dominate da slogan, da false verità. L’attività dei think tank e delle università ha un ruolo di ancoraggio alla ragione».

Quali sono gli eventi più importanti del Summit?
«Avremo tutti i temi del G20 e i principali esponenti che presidiano i vari settori. Particolarmente importante ai miei occhi è l’intervento di Kristalina Georgieva, il direttore generale del Fondo monetario internazionale, che ha una particolare denominazione: Imf Curtain Raiser, cioè alzare il sipario da parte dell’Imf. Di solito Georgieva fa questo discorso presso un importante think tank, l’ultima volta il Council on Foreign Relations negli Stati Uniti. Ispi e Bocconi l’avevano già invitata a partecipare al T20, poi ci è venuto in mente il Curtain Raiser e allora ho parlato con lei proponendole non un importante think tank dal quale il messaggio ma, tutti insieme, i più importanti think tank del mondo. Lei ha subito accettato».

Qual è la sfida del G20 per l’Italia?
«A mio giudizio è una ben felice coincidenza che nel momento in cui l’Italia presiede il G20 al governo ci sia una personalità di straordinario spicco sul piano internazionale. La sfida è di spingere in avanti lo sguardo sui grandi problemi globali e ottenere accordi concreti. L’Italia ha già conseguito in questo anno di G20 risultati importanti, anche avvalendosi del cambio della presidenza degli Usa, che porta con Biden a un recupero di interesse per la governance multinazionale».

Ad esempio?
«Fra le altre cose la tassa minima globale per le multinazionali e la moratoria sul debito dei Paesi più poveri. Io auspico che venga anche conseguito un risultato difficile, ma che il governo italiano sta negoziando bene: la decisione di istituire presso il G-20 un consiglio globale per la salute e la finanza, per poter intervenire non solo quando le catastrofi sanitarie sono avvenute con tutti i loro danni umani ed economici, ma prima, dando così una posizione più centrale in un’ottica di lungo periodo alle politiche per la salute pubblica».

Corriere della Sera, 4 ottobre 2021 (pagina 20, pag 21)

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