Donald Trump non è più così ricco, o almeno non abbastanza da entrare nella lista dei 400 americani più facoltosi del Paese in cui per 24 anni ha avuto un posto fisso: il suo patrimonio vale 2,5 miliardi di dollari, come lo scorso anno quando era 339esimo, ma dall’inizio della pandemia ha perso circa 600 milioni e questo lo ha fatto scivolare fuori dalla prestigiosa classifica stilata dalla rivista Forbes. La fortuna dell’ex presidente si basa principalmente sulle proprietà immobiliari, mercato che in questi ultimi anni è stato stagnante e che ne ha intaccato il patrimonio. L’unico responsabile del tracollo, spiega però il magazine, è lo stesso Trump, che quando è stato eletto ha avuto un’opportunità di diversificare i suoi investimenti e non l’ha sfruttata.

C’è una storiella che rende l’idea di quanto Trump tenga a questa lista, ricorda fra l’altro Chris Cillizza di Cnn: nei primi anni Ottanta il giornalista che si occupava di stilarla ricevette una telefonata da un portavoce del tycoon, un certo John Barron, che voleva fargli capire quanti soldi avesse davvero Trump, e che doveva assolutamente far parte di quella classifica. Anni dopo, è venuto fuori che John Barron era lo pseudonimo usato da Trump per chiamare personalmente i giornalisti (nome con cui, peraltro, avrebbe poi battezzato l’ultimo figlio).

Non è l’unica cattiva notizia di giornata per Trump. La sua ex portavoce Stephanie Grisham, restata alla Casa Bianca 8 mesi senza tenere neanche una conferenza stampa, ha deciso di vuotare il sacco tutto in una volta, pubblicando il libro I’ll Take Your Questions Now: What I Saw at the Trump White House, l’ultimo di una serie sterminata di volumi sull’ex presidente, diventato una sorta di «una musa letteraria»: sono così tanti, scrive Olivia Nuzzi sul New York Magazine, che Grisham è addirittura la terza Stephanie ad averne scritto uno.

L’ex portavoce però ha avuto uno straordinario accesso ai Trump — ci ha lavorato a stretto contatto per sei anni ed è stata anche capo dello staff di Melania — e da giorni le pagine dei giornali americani sono piene di aneddoti di Grisham, che racconta di un uomo cattivo, narcisista, pericoloso, che fomenterebbe nuove violenze se dovesse ricandidarsi nel 2024. Grisham sostiene di aver fatto parte di «qualcosa di straordinariamente malvagio» e rivela anche di aver denunciato abusi da parte di un membro dello staff con cui aveva avuto una relazione, ma che alla Casa Bianca se ne infischiarono.

Corriere della Sera, 6 ottobre 2021 (newsletter AmericaCina)

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