Commonwealth Fusion Systems è nata da poco, ma ha obiettivi straordinari e grande «fretta». Fondata nel 2018 come spin-off del Plasma Science and Fusion Center del Massachusetts Institute of Technology di Boston, è una società americana che lavora allo sviluppo di un reattore a fusione magnetica e a zero emissioni di carbonio, tecnologia mai applicata finora a livello industriale ma che potrebbe diventare una fonte energetica sicura, sostenibile e inesauribile. Alla base del progetto c’è Sparc, la versione compatta di un reattore a fusione, che è ancora in fase di sviluppo: studi e test effettuati recentemente dimostrano però che potrebbe imitare i principi con cui il sole genera la propria energia, un obiettivo a lungo inseguito dagli scienziati che garantirebbe elettricità in grande quantità e sarebbe una svolta nel percorso di decarbonizzazione.

Si tratta dunque di un’invenzione dal potenziale enorme, che nel 2018 ha attratto un finanziamento iniziale di 50 milioni da parte di Eni, che è tuttora il principale azionista e che ha anche sottoscritto un accordo con il Plasma Science and Fusion Center per svolgere programmi di ricerca congiunti sulla fisica del plasma, sulle tecnologie dei reattori a fusione, e sulle tecnologie degli elettromagneti di nuova generazione. Gli ottimi risultati iniziali hanno poi convinto ad investire anche alcune delle principali società energetiche al mondo, impegnate a finanziare la ricerca contro il cambiamento climatico: fra le altre la Breakthrough Energy Ventures di Bill Gates, Khosla Ventures, la Temasek del governo di Singapore ed Equinor, il colosso petrolifero statale norvegese.

«La società è stata fondata per arrivare il più rapidamente possibile a ottenere energia commerciale dalla fusione», spiega al Corriere della Sera Bob Mumgaard, fondatore e amministratore delegato di Cfs, che in tutto ha raccolto 200 milioni e oggi ha circa 100 dipendenti. «In meno di tre anni abbiamo costruito un magnete da 20 Tesla, e dovremmo riuscire a produrre energia entro il 2025, in linea con i tempi. La nostra società beneficia di decenni di ricerca sulla fusione, a cui unisce l’innovazione e la velocità del settore privato».

Cfs ha obiettivi, e soprattutto tempistiche, decisamente ambiziose, molto più rapide del più grande progetto mondiale sulla fusione, l’International Thermonuclear Experimental Reactor che è in via di sviluppo in Francia dal 2013 e che, notava lo scorso anno il New York Times, non dovrebbe arrivare alla fusione prima del 2035. «Vogliamo dimostrare che la fusione a emissioni zero è possibile e sostenibile entro il 2025», sostiene Mumgaard. «Immaginiamo un futuro in cui la fusione produrrà energia senza emissioni di carbonio, sicura e illimitata per il pianeta e per tutto il genere umano».

Corriere della Sera, 7 ottobre 2021 (pag 49)

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