C’è fermento nei corridoi di Netflix, a causa della popolare serie di stand-up comedy di Dave Chappelle che ha offeso un dipendente transgender della società di streaming. Uscita una settimana fa, The Closer ha avuto grande successo ma ha causato una rivolta interna, scatenata in particolare dalle dichiarazioni del co-ceo della società Ted Sarandos, che ha espresso pubblico sostegno per il comico garantendo la libertà di «espressione artistica» e ha confermato con due memo interni che Netflix non ritirerà la serie, il cui contenuto, ha spiegato, «non si traduce in pericoli reali».

E così, in tutta risposta, mercoledì prossimo un migliaio di dipendenti solidali con il collega transgender che si è sentito offeso dalle battute di Chappelle — fra le altre cose ironizza sull’identità di genere e difende le dichiarazioni «transfobiche» di J.K. Rowling, la «mamma» di Harry Potter — insceneranno un walkout, una sorta di sciopero uscendo dal quartier generale di Netflix.

«Il memo è stato irrispettoso», sostiene anonimamente il dipendente che ha dato avvio alla rivolta. «Non ha aperto a una discussione sull’argomento, come succede di solito». Anzi, all’inizio della settimana Netflix aveva anche sospeso tre dipendenti — fra cui un ingegnere transgender, non è chiaro se lo stesso che ha aperto la contesa — colpevoli di aver preso parte a una riunione sull’argomento e di essersi espressi contro la serie di Chappelle, ma sono poi stati reintegrati per schivare il contraccolpo negativo della decisione.

Corriere della Sera, 14 ottobre 2021 (newsletter AmericaCina)

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