Seguiva traiettorie imprevedibili la vita di Halyna Hutchins, la direttrice della fotografia morta accidentalmente a 42 anni sul set del film Rust. Nata nel 1979 in Ucraina, era cresciuta in una base militare sovietica nel Circolo polare artico, «fra renne e sottomarini nucleari», dove non c’era molto da fare se non guardare film. Dopo essersi laureata in giornalismo all’università di Kiev, aveva cominciato a lavorare come reporter investigativa per documentari britannici nell’Europa orientale, un mestiere che l’aveva condotta al mondo del cinema. Ispirata dal regista australiano Christopher Doyle e dal sovietico Sergej Urusevskij, si era allora trasferita a Los Angeles, dove aveva prima frequentato un corso professionale di produzione all’Università della California e poi, nel 2013, si era iscritta a un master all’American Film Institute Conservatory. Si era diplomata due anni più tardi, lavorando nel frattempo come assistente di produzione o macchinista per fare esperienza sui set, e girando alcuni corti. Nel 2019 la rivista American Cinematographer l’aveva selezionata fra gli astri nascenti di Hollywood, e l’anno successivo aveva girato Archenemy, un thriller con cui avevano ricevuto la nomination per miglior film al festival di Sitges, in Spagna. «Aveva un background straordinario», ha detto al Los Angeles Times il regista Adam Egypt Mortimer, «Aveva questa vibrazione ucraina che la rendeva al tempo stesso cool e straordinariamente seria». Lascia il marito Matthew e il figlio Andros.Seguiva traiettorie imprevedibili la vita di Halyna Hutchins, la direttrice della fotografia morta accidentalmente a 42 anni sul set del film Rust. Nata nel 1979 in Ucraina, era cresciuta in una base militare sovietica nel Circolo polare artico, «fra renne e sottomarini nucleari», dove non c’era molto da fare se non guardare film. Dopo essersi laureata in giornalismo all’università di Kiev, aveva cominciato a lavorare come reporter investigativa per documentari britannici nell’Europa orientale, un mestiere che l’aveva condotta al mondo del cinema. Ispirata dal regista australiano Christopher Doyle e dal sovietico Sergej Urusevskij, si era allora trasferita a Los Angeles, dove aveva prima frequentato un corso professionale di produzione all’Università della California e poi, nel 2013, si era iscritta a un master all’American Film Institute Conservatory. Si era diplomata due anni più tardi, lavorando nel frattempo come assistente di produzione o macchinista per fare esperienza sui set, e girando alcuni corti. Nel 2019 la rivista American Cinematographer l’aveva selezionata fra gli astri nascenti di Hollywood, e l’anno successivo aveva girato Archenemy, un thriller con cui avevano ricevuto la nomination per miglior film al festival di Sitges, in Spagna. «Aveva un background straordinario», ha detto al Los Angeles Times il regista Adam Egypt Mortimer, «Aveva questa vibrazione ucraina che la rendeva al tempo stesso cool e straordinariamente seria». Lascia il marito Matthew e il figlio Andros.

Corriere della Sera, 23 ottobre 2021 (prima pagina, pagina 17)

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