La Virginia sceglierà martedì il suo prossimo governatore, ma al centro della campagna elettorale ci sono negli ultimi giorni un libro che ha vinto il Pulitzer nel 1987 e la battaglia di una madre per proibirne la lettura a scuola, affossata nel 2016 dal candidato democratico — e allora governatore — Terry McAuliffe. Il libro in questione è Amatissima di Toni Morrison, un classico moderno in cui la scrittrice vincitrice del Nobel racconta le atrocità della schiavitù partendo dalla storia (vera) di una donna nera che uccise la figlia di due anni per risparmiarle una vita di oppressione.

Quando però nel 2012 il romanzo passò fra le mani di un adolescente della Virginia, Blake Murphy, un ragazzo all’ultimo anno di liceo, rimase impigliato in una complicata battaglia politica: il ragazzo doveva leggere il libro per il corso d’inglese ma sostenne di aver avuto incubi per notti intere e la madre Laura cominciò una campagna per, spiegava, «proteggere gli studenti dalle letture esplicite». La signora Murphy arrivò con la sua proposta fino al parlamento statale, a maggioranza repubblicana, che nel 2016 approvò con sostegno bipartisan una legge che dava ai genitori il diritto di rifiutare per i propri figli la lettura di libri dal contenuto sessualmente esplicito.

Questa possibilità già esisteva in molte scuole della Virginia, ma il «Beloved Bill» (dal titolo originale del romanzo) avrebbe dato per legge ai genitori questo potere decisionale, che non esisteva in nessun altro Stato. L’allora governatore democratico Terry McAuliffe — molto vicino a Bill Clinton, di cui diresse la campagna presidenziale nel 1996 — mise però il suo veto, non una ma ben due volte, nel 2016 e nel 2017. Lunedì questa battaglia è tornata improvvisamente d’attualità grazie a uno spot del candidato governatore repubblicano Glenn Youngkin, in cui la signora Murphy accusa McAuliffe di aver impedito ai genitori di proteggere i propri figli.

«Quando mio figlio mi ha mostrato il testo ho avuto un colpo al cuore», sostiene la signora Murphy nel video di 60 secondi, guardando direttamente in camera. Secondo Murphy e Youngkin, la legge avrebbe «semplicemente» notificato i genitori in caso di letture esplicite, dando loro la possibilità di scegliere, ma per l’ex governatore i genitori non si dovrebbero intromettere nell’istruzione dei figli. «Ci ha silenziato», ha aggiunto la signora Murphy, il cui figlio Blake è oggi un avvocato e lavora al comitato dei repubblicani in Congresso.

Youngkin, nota però il Washington Post, ha costruito la sua campagna proprio sulle rimostranze dei genitori conservatori, che in tutto il Paese accusano le scuole di «perseguire un’agenda liberal» e di inculcare ai ragazzi dottrine «radicali» come la critical race theory, che il candidato repubblicano promette di vietare in Virginia. «Questo messaggio finale punta a mettere al bando libri e a silenziare stimati autori afroamericani», ha replicato McAuliffe, che ad agosto aveva un vantaggio di 6,6 punti nella media dei sondaggi, ora ridotto a un misero punto e mezzo. «Il suo non è altro che un messaggio in codice razzista destinato alle frange più estreme del suo partito e al suo principale sostenitore, Donald Trump».

Corriere della Sera, 27 ottobre 2021 (newsletter AmericaCina)

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