Nella Virginia che sceglierà il 2 novembre il suo prossimo governatore, gli ultimi giorni di campagna elettorale si sono combattuti su un libro che ha vinto il Pulitzer nel 1987, Amatissima di Toni Morrison, e sulla battaglia di una madre per proibirne la lettura nelle scuole, affossata nel 2016 dall’allora leader dello Stato — e oggi candidato democratico — Terry McAuliffe. Prima donna afroamericana a vincere il Nobel, Morrison è stata spesso al centro di controversie con le sue opere — nel 1997 le prigioni texane decisero di eliminare dalle biblioteche Paradiso, perché avrebbe potuto incitare rivolte — e in Amatissima affronta le atrocità della schiavitù partendo dalla storia (vera) di una donna nera che uccise la figlia di due anni per risparmiarle una vita di oppressione.

Il romanzo di Morrison è un classico moderno, che si legge nelle scuole, ma quando nel 2012 passò fra le mani di un adolescente della Virginia, Blake Murphy, all’ultimo anno di liceo, rimase impigliato in una complessa battaglia politica. «Era disgustoso», disse Blake, che doveva leggerlo per il corso d’inglese ma sostenne di aver avuto incubi per notti intere. La madre Laura cominciò allora una campagna per «proteggere gli studenti dalle letture esplicite»: con la sua proposta arrivò fino al parlamento statale, a maggioranza repubblicana, che nel 2016 approvò con sostegno bipartisan una legge che dava ai genitori il diritto di rifiutare per i figli libri dal contenuto sessualmente esplicito. La possibilità già esisteva in molte scuole della Virginia, ma il «Beloved Bill» (dal titolo originale del romanzo) avrebbe dato per legge ai genitori un potere decisionale che non esisteva in nessun altro Stato.

L’allora governatore McAuliffe — molto vicino ai Clinton e all’establishment del partito — mise però il veto, due volte. Questa battaglia è tornata improvvisamente d’attualità la settimana scorsa, grazie a uno spot del rivale e repubblicano Glenn Youngkin, in cui proprio la signora Murphy accusa McAuliffe di aver impedito ai genitori di proteggere i loro figli. «Ci ha silenziato», sostiene nel video spiegando che, per l’ex governatore, i genitori non dovrebbero intromettersi nell’istruzione dei ragazzi: McAuliffe, afferma la campagna rivale, fa prevalere la volontà dello Stato su quella dei genitori, un’accusa infamante in una parte del Paese, quella conservatrice, che vede le intromissioni del governo come una minaccia alla vita privata. Secondo Murphy, il cui figlio nel frattempo è diventato avvocato e lavora al comitato dei repubblicani in Congresso, la legge avrebbe invece «semplicemente» permesso di avvertire le famiglie in caso di letture esplicite, dando loro la possibilità di scegliere.

«Questo spot finale punta a mettere al bando libri e a silenziare stimati autori afroamericani», ha replicato McAuliffe, che nei sondaggi è passato dai 6,6 punti di vantaggio di agosto ad appena 1,5, ampiamente entro il margine di errore. «Quello di Youngkin non è altro che un messaggio in codice razzista destinato alle frange più estreme del partito e al suo principale sostenitore: Donald Trump». Fin dall’inizio, infatti, la campagna di Youngkin ha accarezzato le paure e le ossessioni dei genitori delle aree suburbane — una definizione che sottintende la razza, bianca — che in tutto il Paese accusano i distretti scolastici di «perseguire un’agenda liberal» e di inculcare ai loro ragazzi ideologie «radicali». Sotto accusa, in particolare, c’è la «critical race theory», dottrina accademica che risale agli anni Settanta e che rilegge la storia considerando gli effetti del razzismo: una dottrina , però, osteggiata dalle famiglie conservatrici — non vogliono che i figli crescano con la consapevolezza di vivere in un Paese fondato sul razzismo sistemico — e che il candidato repubblicano promette di vietare nelle aule della Virginia.

Corriere della Sera, 1 novembre 2021

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