Sepolti dai debiti, superati dalla concorrenza sleale, asfissiati dalla pandemia che ha fermato il mercato, i tassisti di New York sono stati costretti allo sciopero della fame per convincere le autorità cittadine a stanziare un piano di aiuti più audace di quello proposto all’inizio dell’anno dal sindaco Bill de Blasio. «Non ci fermiamo», aveva detto il 20 ottobre annunciando lo sciopero Bhairavi Desai, il leader della New York Taxi Workers Alliance, potentissimo sindacato con 21 mila iscritti che chiedeva uno sforzo in più alla città.De Blasio aveva promesso un aiuto sostanzioso, ma quando la pandemia ha intaccato il budget cittadino si era limitato a offrire 65 milioni per aiutare un’industria a pezzi, fondi per di più coperti dal piano di stimolo federale legato proprio al coronavirus.

Troppo poco per i tassisti, che sono andati allo scontro e il 3 novembre hanno ottenuto infine un piano di aiuti da oltre 100 milioni che, in accordo con la finanziaria Marblegate Asset Management, darà un po’ di respiro al settore. Marblegate taglierà a 170 mila dollari i debiti dei tassisti, che in media ne devono 500 mila, e si è impegnata a limitare a un massimo di 1.122 dollari i pagamenti mensili: in cambio riceverà per ogni guidatore 30 mila dollari dalla città, che garantirà anche ogni mutuo.

Se anche gli altri istituti finanziari, che coprono il 60% dei mutui del settore, accetteranno l’accordo, i tassisti avranno vinto la prima battaglia. «I guidatori non rischieranno più di perdere la loro casa, e non saranno più ostaggi a vita di questo debito», ha festeggiato Desai dopo l’annuncio di de Blasio e del senatore Chuck Schumer, il cui suocero un tempo guidava il taxi sulle strade newyorkesi. «I tassisti hanno lavorato senza sosta per rendere New York la città più vivace del mondo», ha detto de Blasio. «Non li lasciamo indietro».

La crisi era scoppiata nel 2014, quando la grande speculazione del settore aveva fatto lievitare i costi delle licenze — i medaglioni attaccati sul cofano dei taxi gialli — fino a un milione di dollari, lasciando i guidatori con debiti enormi sulle spalle. Quando il mercato è collassato, colpito anche dall’arrivo di compagnie come Uber e Lyft, la bolla è esplosa e il peso è diventato insostenibile, portando a centinaia di casi di bancarotta e anche ad alcuni suicidi fra i tassisti.

Corriere della Sera, 4 novembre 2021 (newsletter AmericaCina)

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