Eric Adams ha vinto senza sorprese. Il 2 novembre, pochi minuti dopo la chiusura dei seggi, è diventato sindaco di New York, il secondo afroamericano dopo David Dinkins, eletto nel 1989, e il secondo ex poliziotto dai tempi di William O’Dwyer, vittorioso nel 1945. Ex capitano del New York Police Department in pensione, ex senatore statale e per due mandati presidente del quartiere di Brooklyn, Adams ha trionfato con ampio margine dopo aver vinto a giugno le combattute primarie democratiche di appena 7.197 voti. «La mia storia è la vostra storia, io sono uno di voi», ha detto ai sostenitori presenti al Marriott di Brooklyn per festeggiare la vittoria. «Fra quattro anni questa città non sarà più la stessa». 

In questa metropoli di 8,8 milioni di abitanti, dove per ogni repubblicano ci sono sette democratici, Adams ha ottenuto il 67% dei voti contro il 27% di Curtis Sliwa, fondatore dei Guardian Angels, le sentinelle anticrimine, e si insedierà il 1° gennaio come 110° sindaco di New York. Per 22 anni poliziotto «law and order», proprio la sua competenza sulla sicurezza lo ha aiutato a vincere: ora dovrà inventarsi un piano di rilancio per la città dopo la pandemia, per di più con un buco da 5 miliardi nel bilancio cittadino ereditato da Bill de Blasio, e mantenere la promessa di combattere le discriminazioni sociali e razziali. Un’impresa complicata, e non è un caso se quello di sindaco di New York è considerato fin dai tempi di Fiorello LaGuardia «il secondo lavoro più difficile del Paese».

Pur essendo un moderato, Adams sostiene numerose politiche progressiste e da senatore si è battuto contro lo «stop and frisk», la pratica discriminatoria riservata dalla polizia agli afroamericani: lui stesso, ha raccontato, si è arruolato in polizia perché vittima della brutalità dei poliziotti da adolescente.  Una volta dentro il Nypd, si è battuto contro razzismo e pregiudizi, venendo però accusato di corruzione diverse volte – senza mai essere condannato – e, nelle ultime settimane, anche di una campagna diffamatoria e sessista condotta nel 1991 contro un’ex poliziotta che aveva svelato una truffa.

Nato il 1° settembre del 1960 a Brownsville, uno dei quartieri più pericolosi di Brooklyn, Adams è cresciuto nel Queens con una madre single che manteneva lui e i cinque fratelli facendo le pulizie: da bambino andava a scuola con una busta di vestiti, non avendo la certezza che avrebbe avuto ancora una casa al suono della campanella. Quando si è recato a votare, Adams stringeva una foto della madre Dorothy, morta a 83 anni lo scorso marzo, mentre lui era in campagna elettorale. «La mamma sognatrice e il figlio che i sogni li realizza sono arrivati a destinazione», ha twittato quando era ormai diventata ufficiale la sua prossima destinazione, l’ultima tappa di un viaggio tipicamente newyorkese che dai bassifondi l’ha portato fino a Gracie Mansion, la residenza del sindaco nell’Upper East Side di Manhattan.

Sette, 19 novembre 2021 (pag 39)

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