A capo dell’accusa, nel processo Maxwell, c’è Maurene Comey, assistente procuratrice di New York e figlia dell’ex direttore dell’Fbi James Comey, colui che rese noto di aver riaperto l’inchiesta sulle email di Hillary Clinton a pochi giorni dalle elezioni 2016 e che venne poi licenziato da Donald Trump a maggio 2017. A differenza del padre, Maurene Comey, 32 anni, si è sempre tenuta alla larga dai riflettori mediatici, pur avendo seguito processi importanti — in particolare il caso di Natalie Edwards, whistleblower del dipartimento al Tesoro, e Robert Hadden, ginecologo della Columbia University accusato di aver violentato decine di giovani donne — e guidato l’accusa anche nel processo a Jeffrey Epstein. Insieme a lei, come nel 2019 per il caso Epstein, conducono l’accusa i colleghi Alex Rossmiller e Alison Moe, questa volta coadiuvati da Andrew Rohrbach e Lara Pomerantz.

Laureata al College of William and Mary in storia e musica, ottima cantante, Comey si è specializzata alla scuola di legge di Harvard nel 2013 e, dopo aver lavorato in un importante studio legale per un breve periodo, è stata per un anno come assistente legale della giudice Loretta Preska, all’epoca a capo del Southern District di New York e oggi impegnata nella denuncia per diffamazione presentata contro Ghislaine Maxwell da Virginia Giuffre, una delle accusatrici di Epstein. Dal 2015 è assistente procuratrice nello stesso distretto meridionale, ritenuto uno dei più prestigiosi a livello federale coprendo l’aerea di Manhattan: qui si giudicano i principali reati finanziari d’America e parecchi casi di alto profilo. Fra il 2002 e il 2003 il distretto era stato diretto dal padre James, prima che George W. Bush lo nominasse vice ministro di Giustizia.

Comey — di cui risulta una sola donazione politica di 233 dollari per Hillary Clinton, nel 2015, e una partecipazione alla prima marcia delle donne contro Trump — ha seguito parecchi casi di droga e contrabbando, oltre che di reati sessuali contro minori. In particolare si è occupata anche di un altro caso legato a Epstein, quello dell’ex poliziotto Nicholas Tartaglione, arrestato nel 2016 per aver ucciso quattro persone in un affare di droga. Tartaglione, per cui l’accusa chiede la pena di morte, è in carcere da cinque anni ed è stato brevemente compagno di cella di Epstein al Metropolitan Correctional Center di Manhattan, proprio quando il miliardario provò a togliersi la vita per la prima volta, il 23 luglio 2019. L’ex poliziotto sostenne di aver aiutato Epstein dopo averlo trovato privo di sensi.

Corriere della Sera, 1 dicembre 2021 (newsletter AmericaCina)

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