L’assalto al Congresso degli Stati Uniti è stato finanziato con generosi contributi arrivati da una villa nelle campagne toscane. Lo rivela il Washington Post, spiegando che otto giorni prima dell’irruzione dei sostenitori di Trump all’interno di Capitol Hill, un’ereditiera americana che si divide fra la Florida e la Toscana inviò 650 mila dollari a tre organizzazioni che pianificarono l’evento: i suoi soldi avrebbero coperto quasi totalmente i costi della manifestazione organizzata all’Ellipse, terminata drammaticamente con l’assalto al tempio della democrazia americana e quattro morti.

Figlia del fondatore della catena di supermercati Publix — quasi 1.300 punti vendita nel Sudest degli Stati Uniti, fra la Virginia la Florida —, Julie Fancelli, 72 anni, ha donato milioni in beneficienza attraverso la fondazione di famiglia, sempre tenendosi alla larga dai riflettori. Seguendo i soldi, però, la commissione della Camera che indaga sull’assalto del 6 gennaio ha portato allo scoperto i suoi bonifici, evidenziando che l’ereditiera sarebbe stata la principale finanziatrice della manifestazione. Il 6 gennaio aveva anche una camera riservata all’hotel Willard, ma preferì non partire per Washington a causa della pandemia.

«È una donna ricca che ha sempre condotto una vita tranquilla, per lo più a Firenze, dove produce olio e vino», ha raccontato al Post Mel Sembler, organizzatore di raccolte fondi per i repubblicani in Florida ed ex ambasciatore in Italia durante la presidenza di George W. Bush, che andò a trovarla in Toscana, dove vive da quando ha sposato nel 1972 Mauro Fancelli. «È una signora gentile di buona famiglia — la 39esima più ricca d’America, stando a Forbes, con un patrimonio di 8,8 miliardi — che firma assegni per cose che ritiene importanti. Mi domando soltanto se si sia resa conto che stava finanziando l’assalto del 6 gennaio».

Secondo quanto scoperto dalla commissione, il 29 dicembre 2020 la donna avrebbe donato 300 mila dollari a Women for America First, una no profit che ha organizzato l’evento, e 150 mila a un’altra no profit legata all’Associazione dei procuratori generali repubblicani, che a sua volta finanziò le «robocall», le chiamate automatizzate con cui fu convocata la manifestazione per «fermare il furto» elettorale. Altri 200 mila dollari andarono a State Tea Party Express e furono utilizzati per pubblicità radiofonica e sui social network. In quegli stessi giorni, Fancelli parlò almeno una volta al telefono con Alex Jones.

Conduttore radiofonico di destra, suprematista bianco e noto dispensatore di fake news (come il Pizzagate), condannato per diffamazione nella causa intentata contro di lui dai genitori delle piccole vittime di Sandy Hook (sosteneva fosse una messinscena con attori pagati), Alex Jones è stato uno dei promotori della teoria del furto elettorale attraverso i suoi siti e il suo show. Secondo i familiari di Fancelli, l’ingente contributo della donna deriverebbe proprio dalla sua passione per il «grande cospiratore» Jones, di cui girava i link ai familiari e con cui entrò in contatto diretto per sostenere la causa.

«Non sono attratto da quel tizio, ma a quanto pare lei sì, come un sacco di altra gente, e tutto a scapito del Paese», ha spiegato al Washington Post il cognato di Fancelli, Barney Barnett, ex dirigente di Pulix che si ritiene un repubblicano conservatore. «Julie è una delle persone migliori che conosco, e mi dispiace sia rimasta coinvolta con questo tizio». Anche la sorella, Nancy Jenkins, racconta di evitare la politica quando parla con lei, preferendo limitarsi ad argomenti meno divisivi come «i nipoti e il tempo che passerà in Florida durante le vacanze di Natale». Quel tizio, dice di Jones, «è un agitatore e non lo ascolto».

Fancelli non ha mai risposto alle telefonate e alle email del Washington Post e ha rilasciato una sola dichiarazione, mesi fa: «Sono orgogliosamente conservatrice e ho dubbi sull’integrità delle elezioni, ma non sosterrei mai alcuna violenza, né i tragici e orribili eventi del 6 gennaio». Qualche settimana dopo l’assalto, in effetti, in una conversazione con un dirigente del partito repubblicano — che finanzia da vent’anni — ammise di non sapere che la manifestazione avrebbe avuto risvolti violenti. Nonostante questo, aggiunse, restava convinta che le elezioni fossero state rubate e avrebbe proseguito a «lottare per Trump».

Pur avendo donato in passato centinaia di migliaia di dollari ai candidati repubblicani, prima di Trump Fancelli è sempre rimasta sotto traccia: nel 2019 e nel 2020 ha donato invece un milione all’ex presidente. «Prima non la avevamo mai sentita nominare», ha riferito un anonimo membro del partito al Post, spiegando che nel 2017 l’ereditierà aveva incontrato la presidente del partito Ronna McDaniel lamentandosi che il Gop non avesse fatto abbastanza per aiutare Trump. «È una persona di destra, più intelligente di molti finanziatori, ma ha un’attrazione per Alex Jones e quel genere di teorie cospirative».

Fondata nel 1930 e mai quotata in borsa, Publix — che pure sostiene cause conservatrici: ha effettuato donazioni a favore del governatore repubblicano Ron DeSantis, aspirante successore di Donald Trump alla presidenza, e per candidati vicini alla lobby delle armi, la Nra — ha preso pubblicamente le distanze da Julie Fancelli. «Non possiamo controllare cosa fanno i singoli azionisti», hanno specificato la settimana scorsa dall’azienda, che è ancora di proprietà della famiglia. «Siamo molto turbati dal coinvolgimento della signora Fancelli negli eventi che hanno portato al tragico attacco del 6 gennaio».

Corriere della Sera, 9 dicembre 2021

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