La vita di Demaryius Thomas è sempre stata in salita, e forse per questo riusciva a correre più veloce degli altri: per lo meno abbastanza da mettere insieme 724 ricezioni, guadagnare 9.763 yard e realizzare 63 touchdown in 10 anni di Nfl, arrivando anche a vincere un Super Bowl con i Denver Broncos nel 2016. Era un giocatore «straordinario», ha detto ieri la lega del football americano — da cui si era ritirato a giugno — annunciandone la scomparsa improvvisa pochi giorni prima di compiere 34 anni, probabilmente, dicono i familiari, per un attacco epilettico. «La famiglia della Nfl piange la tragica scomparsa di Demaryius Thomas e porge le proprie condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari», ha scritto la lega sul proprio account Twitter, rilanciando i messaggi dei campioni che aveva incrociato sul campo da gioco, da Russell Wilson a Tim Tebow, fino al re Tom Brady.

Thomas era nato il giorno di Natale del 1987 a Montrose, un pugno di case nella Georgia rurale, 150 abitanti e poche speranze, dove all’epoca oltre il 30% dei minorenni viveva sotto la soglia di povertà. Aveva 11 anni quando la madre Katina Smith e la nonna Minnie Thomas vennero arrestate per spaccio di crack e cocaina e condannate rispettivamente a 20 anni e all’ergastolo. «Sapevo che la nonna vendeva droga e che mia mamma teneva i soldi», raccontò anni dopo al Denver Post, che lo seguì in visita al carcere di Tallahassee, in Florida, dove le due donne erano recluse. «Avevo detto loro di smettere, avevo sognato il loro arresto».

Il padre Bobby era di stanza nell’esercito in Kuwait, così al giovane Demeryius toccò crescere con gli zii, James e Shirley Brown. «Gli serviva un po’ di stabilità», spiegò lo zio, che gli impose un coprifuoco serale, lo fece battezzare e lo arruolò come chierichetto nella chiesa metodista in cui predicava. D’inverno lo lasciava studiare e praticare sport, d’estate lo svegliava prima dell’alba e lo mandava a lavorare nei campi dietro casa: tagliava l’erba e raccoglieva piselli, poi andavano tutti insieme a venderli al mercato in paese. «So che è stata dura per lui», disse la madre al Denver Post. «Al tempo stesso, gli ha dato la forza di andare avanti e fare meglio dell’esempio che gli ho dato».

Cominciò giocando a basket, ma all’ultimo anno di liceo capì che il football poteva essere il suo futuro: ottenne una borsa di studio da Georgia Tech e poco alla volta divenne protagonista, ricevendo la chiamata dei Broncos come 22esima scelta del draft 2010, primo ricevitore selezionato quell’anno. Fino ad allora sua madre non lo aveva mai visto giocare dal vivo: ci riuscì nel gennaio 2016, poco dopo essere uscita dal carcere con un anno d’anticipo perché Barack Obama le aveva commutato la sentenza. Quel giorno, al primo turno dei playoff, Demaryius segnò ai supplementari il touchdown decisivo contro i Pittsburgh Steelers, che aprì la cavalcata dei Broncos verso il trionfo nel Super Bowl.

Quando i Broncos furono invitati alla Casa Bianca per celebrare quella vittoria, qualche mese dopo, Demaryius passò al presidente un biglietto, con cui lo ringraziava per aver scarcerato la madre e chiedeva una grazia anche per la nonna. Obama — che in otto anni ha commutato più pene dei suoi nove predecessori messi insieme, per lo più condanne per reati non violenti legati alla droga — lo ascoltò, e la signora Thomas uscì di galera dopo aver passato 16 anni dietro alle sbarre. «Era un tiro alla cieca», disse Demaryius. «In questi due anni ho riavuto mia mamma e mia nonna, come tante famiglie che hanno rivisto i propri cari che non avevano fatto niente di folle. È una benedizione».

Corriere della Sera, 11 dicembre 2021 (pag 19)

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