Sono stati desegretati ieri 1.500 documenti classificati relativi alla morte di John Kennedy e custoditi agli Archivi nazionali: la maggior parte — notano delusi i ricercatori, come il celebre politologo Larry Sabato — non offrono però alcuna novità sull’omicidio, ma sono duplicati di documenti già resi pubblici che aggiungono magari il nome di un agente dell’Fbi o qualche parola che era stata omessa. Restano ancora oltre 10 mila documenti che, secondo gli ordini impartiti da Joe Biden per motivi di sicurezza nazionale, non saranno però desegretati prima del 15 dicembre 2022. «È sempre la prossima volta», ha detto a Cnn Sabato, direttore del Center for Politics della University of Virginia e uno dei principali accademici impegnati nelle ricerche sulla morte del 35esimo presidente americano, avvenuta a Dallas il 22 novembre 1963.

Secondo i ricercatori, infatti, la Cia, l’Fbi e le agenzie per la sicurezza nazionale hanno sempre ostacolato la volontà del Congresso che nel 1992 decise di rendere pubblici i documenti. «Sono importanti non tanto perché potremmo trovare la pistola fumante in grado di cambiare l’intera teoria sull’omicidio», ha detto Sabato, che definisce le novità emerse minime e di scarsa importanza. «Quanto perché le difficoltà nell’ottenerli dopo 58 anni permettono la circolazione di tutte le teorie cospirative». I documenti, sostengono infatti molti «attivisti per la trasparenza», potrebbero restituire alla popolazione la fiducia nei confronti del governo: secondo i sondaggi, del resto, la maggioranza degli americani non crede alle conclusioni della commissione Warren, che ritenne Lee Harvey Oswald l’unico responsabile della morte di Kennedy.

Corriere della Sera, 16 dicembre 2021 (newsletter AmericaCina)

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