Dopo l’assoluzione di Kyle Rittenhouse il mese scorso, l’America è in attesa di tre verdetti che potrebbero arrivare nelle prossime ore, proprio mentre AmericaCina è in vacanza. Sono tre processi di cui vi abbiamo parlato parecchio in questi mesi:

  • A Minneapolis la giuria sta valutando il caso di Kimberly Potter, l’ex agente della locale polizia che ad aprile uccise durante un controllo stradale Daunte Wright, un giovane afroamericano. La poliziotta ha sempre affermato che si è trattato di un tragico errore: intendeva usare il taser, e non la pistola. «È un errore sì, ma colossale», sostiene invece la pubblica accusa: Potter, 48 anni, non era una matricola e ha commesso un errore «irreversibile, e fatale». La difesa sostiene però che il comportamento di Daunte Wright ha avuto un peso nella vicenda: mentre gli agenti lo stavano ammanettando, lui tentò la fuga. «Eppure», ribatte l’avvocato dell’accusa Erin Eldridge, «se oggi siamo qui, è solo per le azioni del difendente». Fuori dal tribunale di Minneapolis, i manifestanti per la giustizia sociale attendono la sentenza e chiedono la condanna dell’ex agente Potter. Anche scrivendo la parola «guilty», colpevole, nella neve (nella foto Ap in apertura di newsletter).
  • A New York è Ghislaine Maxwell a essere in attesa di giudizio, accusata di aver adescato ragazze minorenni per il suo ex fidanzato — e complice — Jeffrey Epstein, finanziere pedofilo che è morto suicida in carcere nell’agosto del 2019. L’accusa ha portato in aula quattro donne che sono state vittime di Epstein e che hanno delineato il ruolo chiave dell’ereditiera britannica. La difesa ha provato a dipingerla invece come una vittima, l’agnello sacrificale che deve pagare perché il vero cattivo, Epstein, è morto. Maxwell, 59 anni, rischia una condanna a 80 anni di carcere. Sul numero di 7 in edicola domani, Viviana Mazza e Marilisa Palumbo raccontano dall’inizio la storia di questo processo.
  • A San Jose, in California, la giuria è al terzo giorno di camera di consiglio e sta valutando la posizione di Elizabeth Holmes, 37 anni, fondatrice ed ex ceo della società Theranos che millantava un modo rivoluzionario di fare le analisi del sangue in pochi minuti. Considerata nei primi anni Duemila il nuovo genio della Silicon Vallery, secondo i pubblici ministeri Holmes aveva consapevolmente costruito un impero miliardario — nel consiglio di amministrazione di Theranos sedevano personaggi del calibro di Henry Kissinger e George Schulz, mentre Rupert Murdoch ci aveva investito 120 milioni di dollari — su una bugia ed è accusata di truffa per aver ingannato investitori e pazienti: se il verdetto non dovesse arrivare oggi, il giudice Edward Davila ha proposto di prendere una pausa fino al 3 gennaio.

Corriere della Sera, 23 dicembre 2021 (newsletter AmericaCina)

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